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“Album dei ricordi blucerchiati”: José Ricardo “China” da Silva, il goleador brasileiro

Dal Botafogo alla Sampdoria, dal Maracanã a Marassi, da Fortaleza a Rapallo

Genova. “C’era una volta” una squadra, cui la Samp rifilava sempre quattro goal… erano i primi anni ’60 e stiamo parlando del Catania… e in particolare del suo portiere Giuseppe Vavassori, che – ogni qualvolta vedeva davanti a sé i colori blucerchiati – finiva con l’usare il pallottoliere per contare i goal incassati… eppure, per sei anni, si era giocato il posto fra i pali della Juventus, in competizione con Giovanni Viola prima e Carlo Mattrel poi, finché uno spezzone di partita in Nazionale, in sostituzione del titolare, Lorenzo Buffon, mentre l’Italia stava vincendo 2-1, lo vide protagonista, in negativo, della fida con l’Inghilterra del maggio ’61, tanto da subire, in pochi minuti, un paio di reti “non imparabili” (di Gerry Hitchens e Jimmy Greaves, subito acquistati da Inter e Milan), che gli preclusero, non solo un futuro in maglia azzurra, ma anche la conferma alla Juve, con conseguente cessione agli etnei.

E la sorte continuerà ad accanirsi con lui, negli incontri con la Samp, soprattutto a Marassi … un 4-1 nel gennaio ’62 (con una tripletta di Sergio Brighenti), un 4-0 nel novembre dello stesso anno (ancora Brighenti e tripletta di Da Silva), un altro 4-1 nell’ottobre ’63 (doppietta di Da Silva), per non parlare di un 5-1 a Catania nel febbraio del ’64, da far davvero gridare “clamoroso al Cibali”…

Insomma, i centravanti del Doria si “leccavano i baffi” nei pre-partita con i rosso-azzurri siciliani (ad eccezione del ‘64/65, quando gli etnei le vinsero entrambe per 1-0) e quello che più ne ha approfittato è stato José Ricardo Da Silva, nativo di Fortaleza, capoluogo del Ceará, lo “stato” situato nella parte nord orientale del Brasile.

Beh, “China”, come lo chiamavano in Sud America, si è fatto strada nel Botafogo, uno dei principali team di Rio de Janeiro, che in quegli anni ha vissuto i migliori momenti della sua storia… e lo ha fatto mettendosi in concorrenza con giocatori del calibro di Garrincha, Didì, Amarildo, Quarentinha e Zagallo, che formavano “o formidável ataque tecnicista botafoguense” (oltre al terzino Nilton Santos)… tutti “bicampeão mundial” (nel ’58 e ’62), ad eccezione di Quarentinha, non convocato per un infortunio e comunque il goleador n° 1 della storia del Botafogo (313 goal all’attivo con i bianconeri e 488 complessivi in carriera)… senza contare che spingevano alle spalle i giovani Jairzinho e Gérson, detto “Canhotinha de ouro” (piede mancino d’oro), campioni del mondo con la “seleção” verdeoro del ’70, sull’Italia di Riva e Rivera.

Difficile essere sempre in campo, se devi contenderti la maglia con tanti campioni … e infatti “o China” sceglie la via europea, della Sampdoria, forse notato un paio di anni prima alle Olimpiadi di Roma, dove il Brasile viene eliminato proprio dall’Italia, fermata poi in semifinale dalla Jugoslavia.

Di quella selezione, guidata da Vicente Feola,  la punta di diamante era Da Silva, che giocò “17 vezes pela seleção olímpica e assinalou 18 gols”… memorabile una partita dei Giochi Panamericani del ’59 a Chigaco, tra Brasile e Messico, finita 6-2, con due triplette di “China” e Gérson e nel loro palmarès c’è anche quella medaglia d’argento.

Ricco anche di due titoli di Campione Carioca, Da Silva si trova in campo a Bergamo, contro l’Atalanta di Angelo Domenghini, invece che al Maracanã e con Jorge Toro, appena arrivato dal Colo Colo (Cile), invece di Didì, a fargli gli assist e con Luigi Toschi, al posto di Garrincha (il Charlie Chaplin del calcio) a crossare dalla destra… eppure “o China” segna anche nello stadio, in cui – in quegl’anni – si concludeva il Trofeo Baracchi di ciclismo… e ne fa tredici di goal, in quel campionato, compresi due al Genoa, nel derby di ritorno (3-1), a ribaltare la sconfitta dell’andata, quando era stato il grande ex, Eddie Firmani, con Gastone Bean a decidere le sorti dell’incontro (1-2).

Ne farà 29, in tre anni, di cui l’ultimo, nel febbraio del ’65, al Cagliari di un giovane Gigi Riva, non ancora diventato “Rombo di Tuono”, prima di raggiungere, alla Roma, i compagni dell’anno prima Glauco Tomasin e Giuseppe Tamborini, dove tuttavia non riesce a ripetersi ai livelli sampdoriani, tanto che viene ceduto al Lanerossi Vicenza e quindi al Mantova, chiudendo l’esperienza in Serie A con 36 reti, in 105 partite.

Ritorna a Rio de Janeiro, nel Bangu e gioca poi anche nel campionato svizzero, ma – alla fine – la “macaia” avrà la meglio sulla “saudade”… e “o China” metterà su casa in Liguria, tanto che il figlio Jorge Alessandro (nato a Genova) giocherà nelle tigulline Entella e Rapallo.

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