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“Album dei ricordi blucerchiati”: Giancarlo Salvi, il “golden boy” di Dego

Un fedelissimo "all time", per 12 stagioni a difendere i colori del Doria

Genova.  “Barison e poi … Salvi !”, è il titolo a nove colonne del quotidiano sportivo spiegazzato sul tavolino del bar… chissà se l’avrà conservato qualcuno dei diecimila tifosi blucerchiati, saliti a Milano per assistere, sul neutro di San Siro, allo spareggio salvezza Sampdoria-Modena… sarebbe bello poterne inserire il ritaglio nell’album dei ricordi blucerchiati, dedicato al “golden boy” di Dego, Giancarlo Salvi.

E’ stato il primo “esodo di massa” al seguito della Sampdoria, superato solo da quelli a Wembley, per la finale di Coppa Campioni col Barcellona, nonché a Göteborg nel trionfo sull’Anderlecht in Coppa delle Coppe e all’Olimpico di Roma, per la sfida con la Lazio, che valeva l’aggiudicazione della Coppa Italia.

7 giugno ‘64… nello stesso giorno in cui, a Roma, nello spareggio che vale lo scudetto, il Bologna di Fulvio Bernardini supera l’Inter di Helenio Herrera, a Milano, Samp e Modena, terz’ultime in classifica a pari merito, si giocano, in un match da dentro o fuori, il diritto a restare in Seria A e l’allenatore Ernst Ocwirk schiera questi undici : Sattolo, Vincenzi, Tomasin, Delfino, Bernasconi, Morini, Salvi, Tamborini, Barison, Da Silva, Frustalupi.

Il numero 7, di solito sulle spalle di Maryan Wisniewski (33 volte nazionale francese, spalla dei mitici Raymond Kopa e Just Fontaine), lo indossa un ragazzo del vivaio, Giancarlo Salvi, in campo con altri due giovani (che l’anno prima di sono aggiudicati con lui il Torneo di Viareggio), cui il futuro riserverà fulgide carriere… sono Francesco Morini (5 scudetti con la Juventus) e Mario Frustalupi (uno con l’Inter e un altro con la Lazio)…

Ma quel giorno, ad uscire dallo stadio carico di gloria, è il biondino dell’entroterra savonese, con una rete di “collo pieno” (il quarto stagionale), che mette la corona a un torneo difficile per la Samp, ma entusiasmante per un teenager, che si affaccia per la prima volta sui palcoscenici della massima serie (in goal all’esordio, la prima di campionato col Messina), al punto di attirare l’attenzione del Milan, già a novembre , quando – per la comproprietà del suo cartellino – cede alla Sampdoria Paolo Barison, lasciando comunque anche Salvi a difendere i colori del Doria fino al termine dell’annata… guarda caso sono i due goleador della partita decisiva !

L’esperienza milanista, tuttavia, non è delle più felici (4 presenze ufficiali, di cui due in Campionato e zero goal), troppo arduo trovare spazi all’ombra del vero e unico golden boy del calcio italiano, Gianni Rivera, cui il “biondino di Dego” si avvicina molto come caratteristiche tecniche, ancorché più atipico (punta, rifinitore, perfino regista a fine carriera) rispetto al campione rossonero… e rieccolo quindi a Genova, a difendere per altri undici anni i colori blucerchiati.

“Mala tempora currunt” nell’anno del ritorno… nonostante i suoi undici goal, la Samp retrocede in Serie B per la prima volta nella storia, condannata nell’ultima giornata da una sconfitta sul campo della Juventus, da un goal di Giampaolo Menichelli, dopo che proprio Salvi, al quarto d’ora della ripresa, aveva illuso la carovana dei tifosi (saliti a Torino nella speranza di un altro miracolo), pareggiando il goal con cui il brasiliano Cinesinho aveva aperto le danze.

Ma all’inferno si resta un solo anno… illuminata dal genio di Roberto Vieri (il padre di Christian) e Frustalupi, difesa in porta da Battara e in mezzo all’area da “Ciccio” Morini, scatenata in attacco con Salvi (12) e “Corvo” Francesconi (addirittura 20 reti), il ritorno in “A” è una passeggiata, con un allenatore come “Fuffo” Bernardini, il cui credo è – come è noto – “basta uno che pari, uno che difenda ed uno che faccia goal”.

Ancorché in pieno “medioevo calcistico sampdoriano” (durerà fino all’avvento di Paolo Mantovani), Salvi lascia un’impronta indelebile in quella Samp, tanta cara ai tifosi per il cuore che “ci mettevano” giocatori come “Nordahlino” Cristin, “Custer” Garbarini”, Marcello Lippi, Loris Boni, Domenico Arnuzzo, Enrico Nicolini, Rocco Fotia, che – bene o male – alla fine riuscivano a raggiungere, magari all’ultimo triplice fischio, una risicata salvezza, ricca di forti emozioni.

E Salvi, uno dei fedelissimi “all time” (con 292 presenze e 52 goal), di questo Doria è stato a lungo il capitano, il leader, una bandiera… sarà un caso, il fatto che, dopo averlo ceduto al Lanerossi Vicenza, la Samp precipiterà in Serie B, per la seconda volta, nonostante la presenza di un “signor” mister (Eugenio Bersellini) seduto sulla panchina ? Ma non è sicuramente per caso, che la squadra vicentina, sotto la sua oculata regia (sia pur con i goal di un “certo” Paolo Rossi) vincerà il Campionato cadetto e l’anno successivo si classificherà seconda in Serie A, dietro la Juventus…

Da sampdoriano vero, conserverà sempre il ricordo della sua l’ultima rete in blucerchiato… e quando, se non in un derby ? Nel novembre del ’73, un’autentica “chicca” di tacco di Marco Rossinelli, lo mette in condizioni di mandare, con una mezza rovesciata, la palla all’incrocio dei pali difesi da Spallazzi, in un Genoa che schierava, tra gli altri, giocatori del calibro di Roberto Rosato e Mariolino Corso, oltre che il futuro tecnico Gigi Simoni e Giorgio Garbarini, uno dei pochi stimato sulle due sponde del Bisagno, per lo spirito indomito messo in campo in ogni partita.