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Violenza sulle donne, ActionAid chiede maggiore trasparenza su come vengono spesi i fondi per la prevenzione

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Liguria. La nostra regione è “mediamente trasparente” per quello che riguarda la gestione dei fondi per prevenire e contrastare la violenza sulle donne. A stabilirlo i dati messi insieme da ActionAid, l’organizzazione internazionale indipendente che da sempre si batte per la tutela dei diritti delle donne in Italia e nel mondo.

In collaborazione con Dataninja, l‘Ente ha ideato la piattaforma open data “Donne Che contano”: attraverso una banca dati online, infografiche e mappe interattive, il portale ha l’obiettivo di rendere facilmente accessibili le informazioni reperite regione per regione, grazie all’indice di trasparenza. Questo indice ha lo scopo di valutare la trasparenza di Regioni e Province autonome nella gestione dei fondi per prevenire e contrastare la violenza stanziati dalla Legge 119/2013 per il biennio 2013-2014. Il calcolo si basa sull’esperienza di ActionAid nella ricerca e nell’analisi delle delibere delle Regioni e Province autonome. L’indice ha un valore che varia da 0 a 15, e viene calcolato in base a diverse variabili appartenenti a due categorie: la trasparenza “formale”, che fa riferimento all’accessibilità dei documenti e al loro formato, e la trasparenza dei “contenuti”, ossia il livello di conoscenza che si può ottenere dalle delibere riguardo alle strategie di azione delle amministrazioni.

Per la nostra regione l’indice di trasparenza è di 7 su 15: detto in altri termini, la Liguria nella “forma” rende i documenti sufficientemente accessibili ma sul piano dei “contenuti” il livello di conoscenza che si può ottenere dall’analisi delle delibere riguardo alle strategie d’azione della Regione non è soddisfacente. Maglia nera (con un indice pari a zero) per Sicilia, Calabria, Molise, Friuli Venezia Giulia e per le Province autonome di Trento e Bolzano, sia nella forma che nel contenuto. Le delibere di queste Regioni e Province sono state di fatto irreperibili, online e su richiesta diretta, e per queste amministrazioni non è stato dunque possibile verificare se le delibere contenessero dettagli sulla destinazione delle risorse per tipologia di intervento e area territoriale, informazioni sul numero di strutture antiviolenza presenti sul territorio, dettagli su fondi aggiuntivi stanziati dalla Regione e quale uso si intendesse fare dei fondi destinati alla programmazione regionale e dei fondi assegnati a ciascuna azione.

“ActionAid, ad oggi, ha indagato sull’utilizzo dei fondi partendo dal reperimento online e l’analisi delle delibere di tutte le Regioni, che spiegano con diverso grado di dettaglio le azioni finanziate con i fondi ricevuti – spiega Marco De Ponte, Segretario Generale di ActionAid Italia – Abbiamo trovato online le delibere di 12 amministrazioni su 21, considerando 19 Regioni e due Province autonome. Le richieste ufficiali via e-mail e Twitter alle altre 9 Regioni hanno ricevuto 5 risposte, ma soltanto 3 hanno inviato le delibere richieste. Abbiamo provato a comporre il mosaico delle decisioni regionali, variegate e spesso non comparabili tra loro, basandoci allo stato attuale solo sulle informazioni contenute nelle 15 delibere individuate. Un punto e virgola più che un punto, insomma, che non ci scoraggia. Anzi, ci stimola a proseguire la nostra battaglia per la trasparenza, restiamo in attesa delle altre informazioni”.

L’organizzazione ha deciso di impostare questo dettagliato lavoro di monitoraggio sull’uso dei fondi pubblici stanziati dal Governo centrale per implementare la convenzione, in seguito all’entrata in vigore dal 1 agosto 2014 della convenzione del consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne. La Legge 119/2013, nota ai più come decreto “femminicidio”, ha sancito lo stanziamento di 16,5 milioni di euro per il biennio 2013-2014 per interventi contro la violenza di genere a favore di Regioni e Province autonome, che hanno il dovere e il compito di utilizzarli per misure di contrasto e prevenzione al fenomeno. La legge di stabilità approvata a dicembre 2014 prevede ulteriori 9 milioni di euro l’anno per il triennio 2015-2017. Fine gennaio e fine marzo erano le scadenze fissate dal Governo per l’invio, da parte delle Regioni e delle Province autonome, di un elenco aggiornato delle strutture antiviolenza presenti sul territorio e delle attività implementate con i fondi. “Un patrimonio di conoscenza che andrebbe reso pubblico per dar conto di come i fondi sono stati utilizzati. Si tratta infatti di informazioni fondamentali per il prossimo riparto dei fondi stanziati dalla legge di stabilità per il 2015″.

“Se questo è un quadro parziale, non solo perché mancano le informazioni su alcune amministrazioni, ma anche per la frammentazione delle informazioni stesse e i tempi di rilascio e di reperimento – aggiunge Marco De Ponte – si rileva che, benché ci siano amministrazioni che hanno fatto sforzi maggiori di dettaglio e trasparenza, tutte le Regioni possono fare qualcosa in più per rendere più chiara l’azione complessiva sull’uso dei fondi della legge 119/2013. Ci rivolgiamo soprattutto a Regioni che a breve andranno alle urne e che, in base al nostro indice di trasparenza, non registrano comportamenti virtuosi, come la Liguria, alla quale chiediamo di pubblicare sul sito la reportistica inviata al Dipartimento Pari Opportunità con tutte le informazioni su come sono stati spesi i fondi sul territorio da parte delle amministrazioni locali, insieme all’elenco aggiornato e completo delle strutture e dei servizi antiviolenza presenti e di quelli che hanno beneficiato dei fondi. Il tutto, in formato open data. Anche il Governo, in particolare il Dipartimento Pari Opportunità, dovrebbe provvedere a sua volta a pubblicare le informazioni ricevute dalla Regioni online, possibilmente in formato aperto, proponendosi come primo vero esempio di trasparenza”.

ActionAid attraverso il progetto #donnechecontano prosegue la sua battaglia per la chiarezza, quale unica via per assicurare l’efficacia della spesa e per una prevenzione e una riduzione effettive del fenomeno. Per questo l’organizzazione raccomanda: che delibere, bandi e altri eventuali atti ufficiali relativi all’uso dei fondi siano facilmente reperibili online; la pubblicazione di nomi e tipologia dei soggetti beneficiari dei fondi e le risorse impegnate in ciascun intervento; che siano chiare le informazioni relative al numero delle strutture antiviolenza e la loro localizzazione sul territorio; che siano esplicitati l’ammontare e la fonte delle risorse addizionali previste a completamento dei fondi nazionali; la pubblicazione di tutte le informazioni in formato opendata sul portale o nella sezione del sito destinata alla trasparenza amministrativa.