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Regionali, Pastorino: “Non faremo soccorso rosso a Paita. Verso di noi minacce e pressioni”

"Tanti di noi hanno subito pressioni forti. Quando ho deciso di candidarmi ci è mancato solo che Renzi chiamasse mia mamma"

Genova. “Due liste che mettono insieme tanti nomi provenienti dalla società civile, dal mondo del lavoro e da chi è rimasto deluso dalla politica tradizionale. Per tutti abbiamo adottato il criterio della parità di genere, un’età media piuttosto bassa abbracciando categorie professionali diverse con persone che tradizionalmente non vivono di politica”. Così il candidato alla presidenza della Regione Liguria Luca Pastorino descrive le liste e il listino che lo sosterranno, i cui nomi Genova24 ha anticipato qui e qui)

nuovo point luca pastorino

“In questi giorni abbiamo visto il costruirsi di certe compagini – dice il sindaco di Bogliasco – fatte di trasformismi e rovesciamenti che la gente non capisce. Il problema oggi è quello di essere coerenti e credibili e noi crediamo di poter fare questo. In questi giorni anche tanti di noi hanno subito pressioni forti, anche al limite del mafioso. Quando ho deciso di candidarmi ci è mancato solo che Renzi chiamasse mia mamma. Le telefonate e sono arrivate a me a anche a tanti che oggi sono qui. Siamo andati avanti, con una discussione molto ampia, e ora siamo qui”.

Alla domanda chiave, cioè se Rete a sinistra, in caso di vittoria stringata della Paita, sarà disposta ad entrare in maggioranza, Pastorino è netto: “Non faremo il soccorso rosso alla Paita – dice – anzitutto perché vinceremo noi. Se non sarà così siederemo nei banchi dell’opposizione. Ci confronteremo sui singoli provvedimenti e decideremo. Vengo da un Parlamento dove si fanno le riforme della Costituzione di notte, cosa che mal si concilia con la discussione e con la trasparenza e il governo delle larghe intese sta dando i risultati che tutti vediamo”.

Ora le liste di Pastorino dovranno raccogliere le firme: 2 mila a Genova, mille per provincia, oltre a 1500 per il listino. “Cominciamo oggi una campagna fatta di colori e di pochi soldi, un po’ perché non ne abbiamo un po’ perché ci vuole il rispetto dei soldi. Le dichiarazioni di Paita sui costi della politica, che era la prima delle nostre proposte messe in chiaro oltre un mese fa – spiega l’ex civatiano – arriva un po’ tardiva. E’ assurdo che un consigliere regionale oggi arrivi a guadagnare circa 150 mila euro, ma dal punto di vista della credibilità la proposta arriva un po’ tardi. Così come quella del reddito minimo di autonomia, che secondo noi deve essere dato a disoccupati, pensionati ma anche lavoratori autonomi attingendo le risorse dai tagli necessari al bilancio regionale. Invece la candidata del Pd ora dice di voler dare 400 euro a tutti con i fondi europei magari mandando i pensionati a pulire le fasce e i boschi. La filosofia della nostra proposta è un po’ diversa”.

Nell’affollatissimo point di via Luccoli tante facce note e molte meno note. Tutti pronti per lanciarsi in un’avventura nuova, “fatta di trasparenza e condivisione. Non mi piace molto l’espressione ‘ci mettiamo la faccia’, noi qui ci mettiamo il cuore”.