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Regionali, l’appello del ministro Orlando all’unità: “Superare le lacerazioni per non far vincere il centro destra”

"Le alternative sono quelle di far vincere la destra o sprecare il voto. Il mio non è un atto di fede ma una valutazione razionale"

Genova. “Come in tutte le famiglie si sta insieme litigando ma sapendo che si hanno obiettivi comuni”. Il ministro della Giustizia Andrea Orlando, arrivato in Tribunale a Genova per partecipare alla posa di una lapide per i magistrati morti durante la Resistenza, a margine della celebrazione commenta così la situazione interna al suo partito.

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Oltre al livello nazionale a Genova le divisioni del Pd rischiano di avere pesanti ripercussioni sulle elezioni del 31 maggio: “Dobbiamo fare tutti uno sforzo per mettere da parte le lacerazioni che hanno caratterizzato le primarie – dice Orlando – per far vincere il centro sinistra e il partito democratico. Sarebbe paradossale se in una competizione sull’antiberlusconismo il risultato fosse quello di far vincere in questa regione un esponente della stretta cerchia di Silvio Berlusconi. Credo che un appello in questo senso debba essere rivolto all’elettorato del centro sinistra”.

Un appello Orlando lo lancia anche i ‘dissidenti’ del partito, non solo ai 200 firmatari del documento sul ‘voto di coscienza’ ma anche a quanti, pur non esprimendosi pubblicamente, sono decisi al voto disgiunto: “La possibilità di far vivere il loro progetto è soltanto dentro il pd che, con tutte le sue contraddizioni, è l’unica forza politica in cui ci si misura, si discute e si vota. Alle volte di perde, come è avvenuto questa volta, altre si potrà vincere”

“Gli altri partiti il problema non se lo pongono e mettono semplicemente i propri elettori e i propri militanti davanti a fatti compiuti. Il progetto di chi ritiene che ci debba essere anche un elemento di discontinuità rispetto a questi anni di governo regionale, può vivere soltanto nel partito democratico. Le alternative sono quelle di far vincere la destra o sprecare il voto. Il mio non è un atto di fede ma una valutazione esclusivamente di carattere razionale“.