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“No alla diga Perfigli-Vassallo”: il Comitato Piana dell’Entella lancia la petizione online

Continua la lotta contro la diga sull'Entella

Lavagna. E’ online la petizione per dire no alla diga Perfigli, che il comitato Piana dell’Entella ha recentemente ribattezzato “Perfigli-Vassallo”.

“La progettazione da parte della ex Provincia di Genova di un argine da costruirsi sulla sponda di Lavagna del fiume Entella, quale primo lotto di una più ampia opera di potenziamento della viabilità delle città di Chiavari, Lavagna e San Salvatore, ha provocato fin da quando fu reso noto (nel 2010) ampissimo dissenso sia tra i proprietari dei fondi privati interessati, sia tra la stragrande maggioranza dei cittadini della zona, consapevoli dei danni irrimediabili che l’edificazione della diga avrebbe arrecato ad uno dei pochi territori pianeggianti e ‘vergini’ dell’intera regione”, dichiara Evro Margarita, presidente del Comitato.

Negli ultimi tempi sono stati diversi gli incontri sull’argomento, a cui ha preso parte anche l’amministrazione comunale, contraria al progetto. “Nonostante questo il onsigliere metropolitano ai Lavori Pubblici, Gianni Vassallo, ha dichiarato di voler andare avanti ed è per questo che abbiamo deciso di reintitolare la diga anche a suo nome – prosegue Margarita – dovrebbe venire sul territorio e ascoltare le voci di chi il territorio lo vive ogni per capire meglio cosa ha deciso di difendere”.

“L’opera (circa 600 metri di lunghezza , 15 metri di larghezza, oltre 4 metri d’altezza) si dovrebbe sviluppare per l’intero tracciato del vecchio argine napoleonico, detto ‘Seggiun’, dal Ponte della Maddalena alla foce, ergendosi come barriera insormontabile tra le due porzioni di piana, delle quali la parte verso il fiume pensata per diventare ‘alveo attivo’ e quindi totalmente inutilizzabile anche per attività agricole o similari e destinata conseguentemente e inevitabilmente al totale abbandono nel giro di pochi anni”, prosegue il comitato, secondo cui si tratta di un’opera che porterà solo gravi danni e distruzione.

“Fin qui abbiamo fatto tutto il possibile per impedire la costruzione di tale mostro ambientale (compreso un ricorso al Tar in via di presentazione) – e tenteremo ogni altra strada possibile”, conclude il comitato che chiede che la Regione, la Città Metropolitana e tutti gli enti interagenti sul progetto si seggano ad un tavolo per ottenerne una immediata revisione.