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Genova: la Città Metropolitana punta sul telelavoro per migliorare la produttività

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Genova. Innovazione e flessibilità nell’organizzazione del lavoro, ma anche attenzione ai bisogni della persona: la Città metropolitana di Genova crede nel telelavoro, lo strumento che permette ai propri dipendenti di prestare servizio da casa grazie a un pc e a una connessione internet, e prosegue l’esperienza avviata già nel 2005 dalla Provincia di Genova, pubblicando per i propri dipendenti un bando per l’attivazione di 6 postazioni di telelavoro domiciliare (aumentabili di altre 4 posizioni in un prossimo futuro).

L’obiettivo è duplice: da un lato, migliorare la qualità della vita dei dipendenti, incidendo sui problemi legati agli spostamenti casa/lavoro e sulla conciliazione dei momenti lavorativi con quelli familiari, dall’altro consentire all’ente una maggiore produttività, riducendo il numero di assenze di dipendenti dovute a invalidità che impediscono di raggiungere la sede di lavoro ma non di lavorare da casa (es. difficoltà a camminare).

Per esempio un lavoratore che abita in una località molto distante dalla sede di lavoro può essere già operativo alle 7.45, orario di inizio della giornata lavorativa dei dipendenti della Città metropolitana, senza temere di arrivare in ufficio in ritardo per colpa del traffico o di ritardi di treni e bus.

Ogni lavoratore interessato dovrà presentare all’amministrazione della Città metropolitana un progetto di telelavoro che, se giudicato dal direttore del suo ufficio compatibile con il tipo di attività svolta, sarà valutato da una commissione paritetica amministrazione-Rsu secondo diversi parametri (disabilità psico-fisica del lavoratore; esigenze di cura di figli minori di 8 anni o di familiari o conviventi in situazione di difficoltà; distanza tra il domicilio abituale e il luogo di lavoro). Al termine del processo di valutazione sarà stilata una graduatoria.

I dipendenti selezionati per 2 anni svolgeranno il proprio lavoro da casa per il numero di giorni stabilito dal progetto individuale, variabile da 1 a 4 per settimana.
Le dotazioni informatiche e telematiche necessarie alla prestazione del lavoro a distanza saranno fornite dalla Città metropolitana, che verificherà preliminarmente le condizioni e l’idoneità dell’ambiente di lavoro domiciliare.

Rispetto alle edizioni precedenti, è previsto come detto che il numero di postazioni di telelavoro possa essere aumentato di ulteriori 4 per fronteggiare eventuali situazioni di malattia invalidante di dipendenti emerse dopo la chiusura del bando che rendano difficoltoso il raggiungimento del luogo di lavoro; l’obiettivo è quello di ottenere un recupero di produttività del lavoratore, altrimenti penalizzata da assenze per malattia.