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Fincantieri, sciopero e corteo dei lavoratori: “Stipendi ridotti, orari massacranti e trasferimenti punitivi” fotogallery

Da oggi tutti i lavoratori hanno 70 euro in meno sulla busta paga

Genova. I lavoratori di Fincantieri sono scesi ancora una volta in piazza, dando vita a un corteo diretto in Prefettura. “Da oggi tutti i lavoratori hanno 70 euro in meno sulla busta paga perché l’azienda ha disdettato il vecchio integrativo, quindi viene chiesto a tutti di lavorare di più, ma con un salario inferiore, tagliando anche ferie e permessi – spiega Bruno Manganaro, segretario Fiom Cgil Genova – nel frattempo c’è anche un aumento degli appalti a dismisura ed è prevista l’esternalizzazione di attività come il reparto meccanica di Riva Trigoso. Inoltre, l’azienda dice che senza il ribaltamento a mare, il cantiere di Sestri Ponente diventa di serie B”.

Corteo Fincantieri 29 aprile

Ma le preoccupazioni non finiscono qui. “L’azienda risponde anche con trasferimenti punitivi a una giusta lotta – dichiara Sergio Ghio, Fiom Cgil Tigullio – l’adesione agli scioperi è grande, quindi Fincantieri è in difficoltà e per cercare di intimidire viene usato un articolo del contratto che riguarda appunto i trasferimenti, colpendo i lavoratori più esposti e di alta professionalità. Una sorta di olio di ricino moderno”.

Al momento sono quattro i lavoratori trasferiti da Riva Trigoso, mentre due sono stati spostati di reparto. Poi due al Muggiano, un capoufficio della sede di via Cipro e tre di Marghera.

“Noi andiamo avanti nella lotta, oggi scioperiamo e nel pomeriggio i segretari nazionali di Fim, Fiom e Uilm saranno ascoltati in Parlamento dalla Commissioni Lavoro, perché il Governo è l’azionista, il padrone e non può stare in silenzio – continua Manganaro – Non può dare 5 miliardi per una commessa militare e non chiedere a Fincantieri di rispettare i contratti e le normative”.

La preoccupazione è tanta, soprattutto per alcuni chiari segnali che l’azienda sta lanciando. “Quando esternalizzi un settore come quello della meccanica dimostri di voler chiudere un cantiere, come Bono disse nel 2011 parlando di Riva Trigoso, Sestri Ponente e Castellamare, per poi smentire tutto l’anno dopo – precisa – siamo abituati a questo gioco di dire cose e farne altre, però un fatto è certo: sono a rischio sia il cantiere di Riva che quello di Sestri”.

Per i sindacati è tutta colpa del Governo. “Tutta la questione del ribaltamento a mare è ancora ferma al ministero dell’Ambiente. Lì dovrebbe intervenire Renzi e dire basta, perché c’è da salvare un cantiere e smettere di giocare sulla pelle dei lavoratori”, conclude il segretario genovese della Fiom.

Al fianco dei lavoratori  anche le istituzioni, tra cui molti sindaci del levante.