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Diaz, il pg Zucca dopo la condanna dell’Italia: “Sentenza scontata, non scontato silenzio del Governo” foto

Il procuratore che sostenne l'accusa in primo e secondo grado: "Quando parlavamo di tortura nei processi ci davano dei pazzi"

Genova. “E’ una decisione presa all’unanimità quella della Corte europea di Strasburgo e non è certamente mia intenzione sminuirla, ma devo dire che questa è stata una decisione fra le più scontate”. A dirlo il pg di Genova Enrico Zucca,commentando la sentenza della corte europea che ha condannato l’Italia per non avere riconosciuto che la Diaz i manifestanti feriti sono stati torturati. Zucca, insieme al collega Cardona Albini, ha sostenuto l’accusa in primo e secondo grado contro i pubblici ufficiali identificati come responsabili dell’irruzione alla scuola e della costruzione del falso che ne seguì.

“Facendo questi processi abbiamo continuato a citare i casi della Corte che aveva condannato per fatti analoghi e nella maggior parte per casi anche di minor gravità. In questo senso la Diaz e Bolzaneto sono un concentrato della violazione della convenzione europea” ha spiegato il magistrato.

Se la decisione della Corte appare scontata “non è scontato e non doveva essere scontato l’atteggiamento del governo e delle istituzioni italiane. Di fronte all’esemplarità delle violazioni, hanno ignorato non solo le pronunce dei giudici nazionali ma anche hanno ignorato le richieste che provenivano dalla corte a livello informativo”. “La Corte – spiega Zucca – ha ricordato i punti critici che abbiamo calpestato con il nostro sistema e che sono quelli che per fatti di questo genere non è ammessa la prescrizione e noi l’abbiamo ammessa, non sono ammissibili condoni o grazia e noi abbiamo avuto l’indulto. La corte poi ci ha ricordato che i funzionari che sono semplicemente mandati a giudizio devono essere sospesi, e nessuno è stato sospeso, e devono essere destituiti e nessuno è stato destituito”.

“L’aspetto molto grave è che questi fatti sono gravissimi per l’italia perché sono fatti che hanno visto coinvolti i vertici delle forze di polizia, che hanno ricevuto in questi anni soltanto attestazioni di stima e solidarietà. Mi rifiuto di credere che lo stato italiano non abbia funzionari migliori di quelli che sono stati condannati”.

“Bisogna riuscire a prevenire fatti di questo genere e in Italia non abbiamo antidoti all’interno del corpo di appartenenza. Le dichiarazioni fatte dopo la sentenza definitiva dall’allora capo della polizia Manganelli non sono solo insufficienti ma dimostrano la mancata presa di coscienza di quello che è successo. Lui fece delle scuse, sì, ma parlando di pochi errori di singoli, senza riflettere sulla vastità del fenomeno”.