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Case Popolari, Pellerano: “Arte costretta a vendere per tappare il buco creato da Burlando-Paita”

Genova. “Lo scandalo di ARTE è arrivato al suo epilogo naturale: la giunta Burlando-Paita-Rossetti ha rimpinzato così tanto di debiti l’Azienda da costringerla a mettere sul mercato ben 1.900 appartamenti di edilizia residenziale pubblica. Uno scandalo imperdonabile che denuncio da anni, fin dal 2012 quando avevo duramente criticato e mi ero fermamente opposto in consiglio regionale al folle piano di vendita – più precisamente cartolarizzazione – messo in atto dalla giunta, colpevole di aver creato un buco da almeno 50 milioni di euro nei conti di ARTE, indebitatasi per “comprare” immobili delle Asl. E così arriviamo a oggi: gli immobili di edilizia popolare troppo spesso cadono a pezzi per mancanza di manutenzione, le famiglie genovesi ingrossano sempre di più le fila di chi richiede un alloggio popolare, a causa della crisi economica e la crescita esponenziale dei “nuovi poveri”. E la Regione che fa? Fa vendere le case al proprio ente strumentale che dovrebbe essere deputato a dare una risposta abitativa alle famiglie in difficoltà”.

Così Lorenzo Pellerano, capogruppo e candidato della Lista Civica Liguria Libera alle Regionali, critica con forza la decisione di mettere in vendita circa 2 mila abitazioni di ARTE.

“Il gioco delle tre tavolette – dice Pellerano – è finito. È crollata definitivamente l’impalcatura, priva di fondamenta, allestita in questi anni dalla giunta Burlando che ha mancato completamente di strategia sul sistema delle case popolari. E ARTE Genova si ritrova con il cerino in mano. Le famiglie genovesi, oggi inquiline di ARTE, sono costrette a vivere molto spesso in appartamenti fatiscenti, con ascensori guasti per mesi: perché? Perché ARTE non ha i soldi per provvedere alla manutenzione ordinaria e straordinaria dei propri immobili, visto che la giunta Burlando ha pensato bene in questi anni di svuotare le sue casse. L’operazione vergognosa e assurda, con le gambe corte, architettata dal PD è già finita sotto la lente di ingrandimento degli ispettori del ministero delle Finanze prima e poi della magistratura contabile. Ricordo che la scorsa estate la Corte dei Conti aveva bocciato la parifica del bilancio regionale soprattutto in merito all’operazione di cartolarizzazione avvenuta due anni prima. Conosco questa operazione nel dettaglio, la contesto da anni e ritengo molto probabili ulteriori sviluppi negativi per i conti di ARTE: la Regione si è limitata a spostare i debiti dal proprio bilancio a quello di una propria società strumentale”.

Oggi, considerato l’elevatissimo numero di inquilini di ARTE morosi e l’andamento depresso del mercato immobiliare, vi è il rischio concreto che il patrimonio di ARTE venga svenduto. Burlando, Paita e Rossetti sanno benissimo che vendere immobili in questo momento è un’impresa difficilissima: nonostante i viaggi in Russia la Regione non è riuscita a far acquistare da privati neppure uno degli immobili che ARTE aveva acquistato dalle ASL nel 2012.
Tra i tanti fallimenti inanellati da questa giunta capitanata da Burlando, dalla Paita e da Rossetti, il capitolo di ARTE merita forse un riconoscimento “speciale” visto che è quello che penalizza maggiormente proprio quelle fasce sociali più deboli che la sinistra PD, secondo tradizione, dice – ma solo a parole – di voler difendere. Chissà se la Paita nei suoi tour elettorali tra i comitati delle case popolari ha fatto presente la situazione che la sua stessa giunta in questi anni ha generato, lasciando ai posteri il pensante macigno, sulle spalle di ARTE, di un debito cresciuto dell’oltre 300% in pochi anni. Chissà se va dicendo che anche ARTE va veloce. A correre sono solo gli interessi sul debito. ARTE va veloce, ma verso il crack. Le famiglie in attesa di assegnazione e gli inquilini di case popolari fatiscenti possono dire grazie al PD e a Raffaella Paita”, conclude.