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“Album dei ricordi blucerchiati”: Aleksei Mikhailichenko, la stella dell’Est

Ha contribuito a scrivere la pagina più gloriosa della storia della Sampdoria, nel magico anno dello scudetto

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Genova. Luglio 1990… una tenda a igloo, un’amica di Milano e via in auto giù per la costa del Tirreno, facendo tappa a Cecina, San Vincenzo, Sorrento, Diamante e finalmente Tropea… che spettacolo… una terrazza sul mare che, dagli antichi Romani in poi, ha affascinato Bizantini, Normanni, Aragonesi e chi altri vi è arrivato… un bel campeggio in riva al mare ed eccomi steso al sole a leggere la “rosea”, in cerca di notizie di “calciomercato”… indifferente agli spruzzi dei marosi che s’infrangono sugli scogli, nebulizzandosi su giornale e sabbia bianca.

E che notizie… Mikhailichenko-Samp : è fatta ! Che “goduria”, vinceremo mica lo scudetto quell’anno ?

L’ho visto in tv vincere con l’URSS, da protagonista assoluto, con 5 reti segnate, la medaglia d’oro delle Olimpiadi del 1988, a Seul, contro il Brasile di Careca e Romario, qualche mese dopo l’argento conquistato agli Europei, battuto solo in finale dall’Olanda di Gullit, Van Basten e Rijkaard… mamma mia, che colpo di mercato… questo ha le stimmate del campione.

L’onda lunga della perestrojka di Gorbaciov ha già aperto le frontiere… e due anni prima alla Juventus è arrivato un altro talento sovietico, che non è riuscito ad ambientarsi più di tanto, Aleksandr Zavarov, ma confesso che il dubbio di una “replica” non mi sfiora nemmeno : Mikhailichenko è un talento puro, centrocampista dai piedi buoni, una falcata elegante, che impressiona per la tecnica e la raffinatezza del tocco… l’unico dubbio sono le sue condizioni fisiche, poiché negli ultimi due anni ha subito operazioni al ginocchio, ai legamenti collaterali e al menisco in particolare… ma l’eccitazione di vederlo in maglia blucerchiata mi richiama alla mente solo le cose positive, come ad esempio il fatto che nello stesso 1988 (parliamo solo di due anni prima), in una classifica stilata da “France Football”, è stato indicato come quarto miglior giocatore europeo, senza contare che della “macchina da guerra” del “colonnello” Lobanovski, un precursore del calcio moderno “modello Barcellona”, “Mikha” rappresenta l’eccezione, in virtù della classe adamantina, agli schemi robotizzati.

Come può non rendere al meglio, inserito in un contesto con Mancini, Vialli, Cerezo, Lombardo, Katanec, Dossena, Branca, tralasciando i difensori ?

E infatti, quando a settembre, lo vedo a Marassi andare in goal contro il Bologna, dopo slalom e potenti tiri da fuori (fra cui uno sul palo), davvero credo che Paolo Mantovani abbia pescato l’ennesimo jolly… e invece… 24 partite e tre goal… poco, troppo poco per un simile campione… inspiegabili le difficoltà di inserimento in un calcio sicuramente diverso da quello sovietico, ma perché allora, passato al Glasgow Rangers, ha ripreso a “dettar legge” in mezzo al campo, dispensando tutto il fosforo accumulato sotto quel ciuffo biondo ?

All’Ibrox Park, forte della sua eccellente tecnica e dell’innato senso tattico coltivato alla scuola di Lobanovski, s’impossessa delle chiavi del gioco della squadra, mietendo successi a ripetizione, come gli era capitato in Unione Sovietica… e non dimentichiamoci che la sua “toccata e fuga” in Italia è coincisa con lo scudetto della Sampdoria…

Una meteora blucerchiata, dunque, ma non una “stella cadente” … e anzi, lasciateci coltivare il dubbio che, se fosse stato confermato anche l’anno successivo, magari, con lui in campo a Wembley, nella finale di Coppa dei Campioni col Barcellona… il trofeo dalle “grandi orecchie” poteva finire a Genova, visto che ogni anno, dall’85 al ’96, nel suo “palmarès” c’è sempre qualche competizione vinta…

Un talismano ? No, un giocatore elegante e raffinato, ma anche concreto, che si è guadagnato un posto nella memoria di chi l’ha visto giocare e gli è grato per aver contribuito a scrivere la pagina più gloriosa della storia della Sampdoria, nel magico anno dello scudetto.