Violenza sulle donne, aumentano le richieste di aiuto nei centri genovesi: 230 casi in pochi mesi - Genova 24
Violenza sulle donne

Violenza sulle donne, aumentano le richieste di aiuto nei centri genovesi: 230 casi in pochi mesi

Le donne hanno maggiore conoscenza delle opportunità offerte

centro anti violenza

Genova. La violenza sulla donne è stato l’argomento al centro della commissione comunale Pari opportunità, presieduta dalla neoeletta presidente Marianna Pederzolli. Insieme a lei, gli assessori Fracassi (Politiche sociosanitarie) e Fiorini (Legalità e diritti), le associazioni che gestiscono i Centri Antiviolenza e le istituzioni (Autorità Giudiziaria, Aziende Sanitarie Locale e Ospedaliere, Forze dell’Ordine, Ordini professionali) aderenti alla rete Amaltea, per il coordinamento degli interventi a tutela dei minori vittime di abuso e maltrattamento e delle loro famiglie naturali, affidatarie e adottive.

I dati parlano chiaro. Dal settembre 2014, grazie all’attivazione di un patto di sussidiarietà al quale partecipano sette associazioni (uno strumento amministrativo che promuove la collaborazione tra ente pubblico e associazionismo e la costituzione di una rete) sono attivi a Genova tre centri antiviolenza, a disposizione delle donne che risiedono nei 40 comuni della città metropolitana: il Centro di via Mascherona gestito dal “Cerchio delle relazioni”, “Per non subire violenza da Udi” di via Cairoli, e il Centro Pandora di Mignanego. Realtà già attive nella nostra città ma che ora sono formalmente parte di una progettualità comune, di un patto appunto, che comprende non solo la realizzazione dei servizi dei Centri antiviolenza, ma anche percorsi di sensibilizzazione culturale e di educazione.

Se dal 1° gennaio fino al 31 agosto 2014, le donne che si erano rivolte al Centro antiviolenza di via Mascherona sono state 244, da 1° settembre al 31 dicembre 2014, e quindi in soli tre mesi, al Cerchio delle relazioni di Via Mascherona si sono rivolte 127 donne, al Centro Per non subire violenza di Via Cairoli 92 donne, e al Centro Pandora 11 donne, per un totale quindi di 230 donne.

“Non crediamo sia frutto di un aumento del problema ma di una aumentata sensibilità e maggiore conoscenza delle opportunità. I Centri offrono accoglienza e ascolto telefonico, consulenza legale, psicologica e pedagogica, la possibilità di frequentare gruppi di auto aiuto, mediazione e consulenze interculturali. Tutte le attività sono gratuite, in quanto la rete è sostenuta da finanziamenti pubblici e da cofinanziamenti privati”, spiega Pederzolli.

Durante la Commissione sono state presentate le più importanti attività generate dalla rete Amaltea. In particolare il dottor Berlinghieri, primario del Pronto Soccorso di Villa Scassi e la dirigente Crocco della sezione anti crimine della Questura hanno sottolineato l’importanza del lavoro di redazione e condivisione delle procedure di accoglienza delle vittime di violenza nei Pronto Soccorso, rilevando come purtroppo spesso siano vittime della violenza intra familiare sia le donne che i minori, gli anziani, le persone disabili. La dottoressa Battaglia responsabile del Nucleo Maltrattamento e Abuso del Servizio Consultoriale della Asl ha invece messo in luce come sia necessario investire risorse per il trattamento psicologico e sociale delle vittime di violenza.

Tra le conclusioni del lavoro della Commissione, la necessità di maggiore continuità tra le politiche nazionali, regionali e locali per il contrasto della violenza di genere, la massima attenzione agli aspetti culturali e di educazione verso i giovani e la cura alla formazione e sensibilizzazione della rete di operatori più vicini ai cittadini tra cui gli insegnanti, i pediatri e medici di famiglia.

Qui tutte le iniziative, gli indirizzi e, in generale, informazioni utili a chiunque abbia un problema di violenza o che voglia approfondire il tema.