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Tpl, polemica tra i sindacati e con la Regione: da Amt primi “avvisi” ai lavoratori esodabili

Per Cgil e Uil accordo "illegittimo e "inefficace". La Faisa: "Battaglie di religione non portano a nulla". Gli accordi tra aziende e sindacati devono essere firmati entro il 31 marzo

Genova. “Illegittimo” e “inefficace”. Così Camillo Costanzo segretario Generale Filt Cgil Ligure e Giuseppe Gulli segretario regionale Uiltrasporti definiscono l’accordo sul fondino firmato venerdì dagli enti locali liguri con due organizzazioni sindacati su cinque (Faisa cisal e Fit Cisl). “Comune e Regione Liguria, quasi sempre divisi su tutto, sono uniti nel ricercare le risorse necessarie a dare sostenibilità alla gara non all’ATI – scrivono in una nota congiunta i segretari di Filt Cgil e Uiltrasporti – ripulendo le tasche dei lavoratori e degli utenti per non metterci loro le risorse necessarie a garantire un servizio pubblico degno di un paese civile. E la regione è ancora in attesa dopo due anni dei 400 bus promessi”.

Per Cgil e Uil si tratta inoltre di un accordo illegittimo: “Per fare questo ci vuole il consenso delle rappresentanze sindacali tutte firmatarie degli accordi esistenti insieme alle aziende sottoscrittrici; con questo accordo si apre la possibilità di peggiorare gli accordi esistenti, creando le condizioni per dichiarare esuberi, per favorire il possibile acquirente o il vincitore della futura gara, mandato che i lavoratori non hanno dato a nessuna organizzazione sindacale, gli stessi lavoratori che per difendere gli accordi esistenti hanno fatto decine di ore di sciopero. Noi che non abbiamo sottoscritto il verbale in oggetto diffidiamo le aziende a fare ciò e a modificare il servizio stipulato con le nostre rappresentanze sindacali”.

La risposta della Regione Liguria non si è fatta attendere A regolare le modalità di accesso al fondino per il Tpl da parte delle aziende di trasporto è la delibera della Giunta regionale che è stata approvata venerdì scorso e cioè la stessa mattina in cui è stata siglata l’intesa con FAISA Cisal e Fit Cisl” dice l’assessore regionale ai trasporti Enrico Vesco che ricorda che “la delibera approvata dalla Giunta venerdì che definisce le modalità attuative del fondo, in sintonia con quanto stabilito dall’accordo è stata già inoltrata agli Enti e alle aziende affinché vengano rispettati i punti fondamentali dell’intesa tra cui l’invio, da parte delle aziende, del piano sull’utilizzo della quota spettante del fondino all’agenzia regionale per il trasporto entro il 31 marzo”.

Intanto, prosegue la polemica tra i sindacati ‘firmatari’ e quelli ‘dissidenti’ anche dopo le indiscrezioni di stampa che parlano di un interessamento di grandi gruppi esteri e non solo del trasporto pubblico che potrebbero essere interessati al bando, dai tedeschi di Arriva a Busitalia (ma anche Ratp), a patto però sembrerebbe evidente, di essere loro a decidere la riorganizzazione di aziende e servizio. “Gli scenari non sono rosei – ammette Mauro Nolaschi, Faisa Cisal, perché difficilmente un privato può essere interessato ad entrare in un Ati acquisendo i debiti delle aziende del tpl ligure che solo per quanto riguarda Amt ammontano a circa 50 milioni. Noi abbiamo firmato l’accordo sul fondino proprio per ridurre il rischio di privatizzazioni selvagge, visto che più le aziende si ristrutturano risparmiando sui costi più sono in grado di partecipare alla gara che verrà bandita dall’agenzia”. “Noi cerchiamo di sederci a un tavolo e fare ragionamenti che portino a risultati, le battaglie di religione – aggiunge riferendosi alle scelte fatte da Cgil, Uil e Ugl – non portano da nessuna parte”.

“La Regione ha reso il bando più appetibile – denuncia, dall’altra parte della barricata, Michele Monteforte, Filt Cgil – proprio per fare spazio ai privati, da un lato allungando la gestione del servizio a 15 anni, dall’altro diminuendo il personale delle aziende attraverso il fondino. Ma i sindacati firmatari dell’accordo sappiano che sono diffidati dal decidere accordi peggiorativi per i nostri iscritti, non hanno alcun mandato per farlo, anche perché le assemblee dei lavoratori fino ad oggi non hanno dato alcun mandato a firmare accordi che possano peggiorare le condizioni economiche o di lavoro dei dipendenti amt”. E a proposti dell’impegno firmato dagli enti rispetto alla costituzione dell’ari, il giudizio è negativo: “Si tratta di un impegno, appunto, lo stesso che il sindaco Doria firmò nel novembre 2013, dopo 5 giorni di sciopero selvaggio”.

Intanto in attesa che arrivi a Genova la prima convocazione del tavolo azienda sindacati (solo i firmatari) che entro il 31 marzo dovrà portare a un accordo sugli esodi, l’azienda sta inviando a tutti i dipendenti un avviso: “Al fine di raccogliere tutti i dati utili al perfezionamento delle pratiche riguardanti i destinatari del provvedimento, Amt richiede a tutti coloro che ritengono di raggiungere i contributi pensionistici entro il 31 dicembre 2018 di fornire con urgenza tutte le informazioni sulla situazione pensionistica-contributiva nonché di fornire delega scritta all’azienda per la richiesta all’Inps di certificazione dei dati”. Il tutto entro il 24 marzo. La procedura di esodo anticipato dall’azienda sarà comunque volontaria. Domani mattina cominceranno nelle rimesse le prime assemblee dei lavoratori con i delagati di Faisa e Cisl per capire chi vuole aderire alla procedura. Mercoledì mattina via invece le assemblee indette da Cgil, Uil e Ugl. Per entrambe le ‘fazioni’ il compito non certamente facile di spiegare ai lavoratori il perché di una divisione così netta tra i sindacati in uno dei momenti forse più storicamente decisivi per il trasporto pubblico di tutta la Regione.