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Pd, dopo il diktat agli iscritti genovesi cresce il malumore non solo tra i civatiani : “Roba da Unione sovietica”

Molti civatiani pronti a lasciare. Terrile: "Non si possono sostenere candidati fuori dal Pd". Bernini: "Minaccia di sanzioni non risolve problemi del partito".

Genova. Cresce il malumore nel partito democratico dopo il diktat arrivato ieri agli iscritti genovesi dove il presidente della commissione di garanzia regionale Paolo Turci spiega senza mezzi termini le sanzioni previste per gli elettori del partito o gli iscritti che sosteranno un candidato diverso da quelli del partito democratico. Se per chi si candida in una lista alternativa l’automatismo dell’espulsione già c’è, nel caso del “sostegno” si aprirà una sorta di indagine interna con sanzioni che possono andare dal richiamo scritto, alla sospensione, all’espulsione appunto.

“Avevo chiesto un parere alla commissione di garanzia rispetto al caso dei civatiani – spiega il segretario provinciale del Pd Alessandro Terrile – perché diversi eletti hanno dichiarato pubblicamente il loro sostegno a Luca Pastorino e la commissione mi ha risposto che c’era già un parere espresso dalla commissione regionale, ma al di là delle regole c’è un dato politico: chi sta nel partito sostiene i candidati del partito, non esiste un’altra strada”. Quindi arriveranno le espulsioni? “Mi auguro di no, ma so che molti civatiani andranno con Pastorino. Chi resta non può far altro che sostenere i candidati del partito democratico e, scegliendo fra loro quelli che più rispecchiano la propria posizione all’interno del partito”.

La via a questo punto è tracciata e se tra i civatiani sono in pochi quelli che ufficialmente hanno deciso di lasciare, il malcontento cresce e rischia di portare il partito a una vera e propria emorragia. “Ritengo che la commissione di garanzia sia un organismo a tutela del partito in tutte le sue componenti” spiega il consigliere comunale civatiano Gianpaolo Malatesta, che la prossima settimana scioglierà ufficialmente la riserva rispetto al suo futuro. “Le primarie hanno avuto uno strascico etico e politico che non si è ricucito e questo mi preoccupa soprattutto in relazione ai nostri elettori e ai nostri iscritti. In ogni caso il pronunciamento della commissione è fuori luogo rispetto a un dibattito che dovrebbe essere politico e non affidato agli avvocati”.

“E’ una roba da Germania dell’Est o Unione sovietica”- commenta Stefano Gaggero, civatiano e uno dei principali animatori di Rete a sinistra. “Stanno facendo di tutto per metterci paura  ma fossi in loro mi preoccuperei più della fuga degli iscritti e dello scontento piuttosto che imitare la Stasi”.

“Si tratta di un’interpretazione molto rigida e minacciosa per creare il panico fra gli iscritti – dice Silvia Pedemonte, membro della direzione provinciale del Pd ma decisa a lasciare per sostenere Pastorino – ma rischia di provocare un effetto boomerang perché chi magari era indeciso a questo punto dubito accetti passivamente il diktat”.

“Si tratta più di un atto politico che tecnico – commenta il consigliere del municipio Centro Ovest Igor Turatti – ma non credo che il Pd voglia davvero procedere a espulsioni di massa perché non sarebbe conveniente per lo stesso partito”. “Rispetto a quando sta accadendo poi, ognuno di noi ha fatto o sta facendo la propria scelta. La mia è quella di lasciare il gruppo del Pd in municipio e di entrare nel gruppo misto. Voglio sostenere apertamente Luca Pastorino in questa campagna elettorale e credo sia corretto essere trasparenti nei confronti degli elettori”.

Ma la lettera ‘minatoria’ non provoca scontento solo tra i civatiani. “Non è con le minacce di sanzioni che si risolvono i problemi – dice il vicensindaco di Genova Stefano Bernini – ma si entra nel merito e si discutono i programmi e i contenuti. E’ evidente che le lettere degli avvocati per minacciare espulsioni fanno emergere un partito che ha paura”.