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Strada a mare Cornigliano, Pellerano (Liguria Libera): “Aspettiamo risposte sul ponte troppo basso”

Cornigliano. “Accogliamo con grande soddisfazione il completamento della nuova strada a mare di Cornigliano, l’infrastruttura più significativa realizzata negli ultimi anni a Genova, che porterà importanti benefici sul piano della mobilità urbana, dei collegamenti su gomma col porto e migliorerà la vivibilità dei quartieri del Ponente cittadino, per troppo tempo costretti a convivere col traffico pesante. In prospettiva la nuova infrastruttura consentirà agli abitanti di Sampierdarena e Cornigliano di liberarsi dal traffico e riprendersi molti spazi a cui da troppo tempo erano stati costretti a rinunciare: saranno liberati dai tir e potranno essere ampliati gli spazi pedonali e ciclistici in strade come via Cantore”. Così dichiara Lorenzo Pellerano, consigliere regionale e candidato della Lista civica Liguria Libera, che in questi anni ha seguito i lavori della nuova infrastruttura genovese.

Un anno fa Pellerano aveva raccolto la denuncia fatta da alcuni terminalisti del porto di Genova – che dista appena poche decine di metri dalla nuova strada – in merito alle pendenze del raccordo ferroviario destinato alla movimentazione dei treni merci. Secondo gli operatori portuali, per passare sotto il ponte della nuova strada a mare, i binari a servizio dello scalo compiono prima una discesa e poi una salita e ciò comporta limitazioni alla lunghezza dei treni merci, nonché tempi e costi aggiuntivi determinati dalla necessità di utilizzare due locomotori o locomotori più potenti, con conseguente aggravio dei costi di movimentazione.

“Inspiegabilmente – ricorda Pellerano – il vicesindaco di Genova Bernini non si era manifestato particolarmente sensibile al problema. La sua reazione mi aveva lasciato senza parole: siamo di fronte a un paradosso assurdo che trasforma i potenziali benefici della nuova infrastruttura in un handicap oneroso per chi opera nel primo porto d’Italia, il principale motore dell’economia genovese”.

Il consigliere regionale a febbraio 2014 aveva presentato un’interrogazione urgente all’assessore competente Paita per sapere se la Regione era a conoscenza del problema ed eventualmente come lo avrebbe sanato. “L’assessore Paita – spiega Pellerano – mi aveva risposto che a lei il problema non risultava, ma che avrebbe comunque fatto delle verifiche con Sviluppo Genova e ne avrebbe dato notizia in consiglio. Un anno è passato, ma aspetto ancora le delucidazioni che avevo richiesto. Forse la “plenipotenziaria” Paita con deleghe su tutto lo scibile umano – dalle Infrastrutture ai Rifiuti fino alla Protezione civile passando per i Rapporti con gli enti locali – troppo oberata dall’estenuante campagna delle Primarie non ha trovato il tempo per fare le opportune verifiche? Se così fosse, spero che domani possa trovare un momento per rendersi conto di persona del problema sollevato dai terminalisti genovesi. Le porterò un metro così da agevolarla nelle misurazioni”.

“Sarebbe davvero assurdo che un’opera così strategica per il Ponente cittadino e per il porto nascesse “monca”, non in grado di esprimere per intero i propri benefici dal punto di vista della mobilità perché va a interferire sulla movimentazione ferroviaria dello scalo e quindi genera maggior traffico su gomma. Costruiamo il Terzo Valico per favorire il trasporto su rotaia – indubbiamente più rispettoso dell’ambiente in termini di inquinamento – e poi a 200 metri dalle banchine non riusciamo a risolvere un problema di pendenze di binari? Ricordo che il Terzo Valico dei Giovi vede uno dei suoi punti di forza proprio nella riduzione delle pendenze della tratta che porta oltre Appennino: e a Genova creiamo nuove pendenze all’interno del porto, realizzando un nuovo collo di bottiglia a pochi metri dalle banchine? Eventuali errori di progettazione comportano conseguenze pesanti per gli operatori portuali, costi aggiuntivi che hanno un effetto domino su tutta l’economia e la competitività dello scalo. Sarebbe veramente un peccato se, dopo milioni di euro spesi per la realizzazione di una nuova infrastruttura e in un momento così positivo per il porto di Genova – che nel 2014 ha fatto un record per container movimentati – un difetto di altezza di un nuovo viadotto stradale dovesse penalizzare il trasporto merci su rotaia da e per il nostro scalo. È una vicenda surreale che da il senso della mancanza di strategia, dell’incapacità nell’individuare priorità, della distanza della politica regionale degli ultimi anni dai problemi del porto e dell’economia del mare”.