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Social housing, co-working, distretto della creatività: idee in ‘cantiere’ per i beni confiscati alla criminalità alla Maddalena

Genova. Sono 115 i beni confiscati alla famiglia Canfarotta nel centro storico genovese al termine dell’operazione Terra di Nessuno. Bassi ma anche appartamenti soprattutto alla Maddalena, e poi sparsi tra i vicoli di San Bernardo, Canneto il Curto, Canneto il lungo con qualcosa nelle delegazioni di Rivarolo e Cornigliano.

Una lunga battaglia legale cominciata nel 2009 con i primi sequestri operati dai carabinieri e poi dalla direzione investigativa antimafia che ha portato alla confisca definitiva poco meno di un anno fa. Ora si avvicina il momento in cui quei beni, come prevede la legge, posso essere destinati per finalità sociali. Proprio per parlare di questo domani mattina al Cap di via Albertazzi si è dato appuntamento il Cantiere per la legalità responsabile, cui aderiscono cittadini e associazioni del terzo settore (tra cui Libera, la Comunità di San Benedetto, l’Arci e le associazioni e i comitati della Maddalena).

Un incontro aperto a tutti e a cui sono state invitate le istituzioni: “L’obiettivo è quello di stimolare un dibattito con le istituzioni perché proprio a loro si rivolgerà in prima battuta l’agenzia nazionale per i beni confiscati, con lo scopo di capire se esiste una manifestazione d’interesse verso quei beni” spiega Chiara Cifatte di Libera Liguria. “Visto che i beni confiscati sono il simbolo della vittoria dello Stato sulla criminalità organizzata se rimanessero in disuso o, peggio, tornassero in mani criminali, sarebbe una sconfitta per tutti”.

Le associazioni chiederanno quindi agli enti (per il Comune di saranno gli assessori alla Legalità Elena Fiorini, ai servizi sociali Emanuela Fracassi e allo Sviluppo economico Emanuele Piazza, per la Regione l’assessore Giovanni Boitano) la creazione di una rete che “possa contribuire alla costruzione di un bando pubblico che ne assegni almeno una parte ad associazioni di volontariato e al Terzo settore, attraverso procedure di evidenza pubblica e dopo aver approfondito quali le necessità e le potenzialità delle zone interessate”.

Il punto di partenza sarà proprio quello di raccontare i territori grazie al contributo di chi nel territorio vive e lavora. A cominciare da quello della Maddalena per il quale “il riutilizzo di quegli spazi può essere un ulteriore stimolo al rilancio” dice il presidente del municipio Centro Est Simone Leoncini. “Come ha ricordato ieri l’assessore Fiorini in una commissione dedicata alle problematiche del centro storico, alla Maddalena vicino al nuovo asilo in costruzione di vico Rosa ci sono due palazzine che quasi interamente sono state confiscate e se non verranno assegnate e riutilizzate saranno un ulteriore ‘buco nero’ per quella zona, dove invece abbiamo bisogno di accendere luci”.

Al momento le associazioni del terzo settore non fanno richieste specifiche di utilizzo. Il primo passo sarà quello di capire se e cosa le istituzioni hanno in mente. Certamente nei progetti di Tursi (che però dovrà compiere valutazioni di tipo economico) ci dovrebbe essere il riutilizzo di parte degli appartamenti per finalità social housing, ma non solo. Anche se è presto per parlare di progetti tra le idee circolate in questi mesi ci sono quelle di attivare esperienze di co-housing e di co-working magari coinvolgendo cooperative e privato sociale. Ancora, il dibattito che si apre domani potrebbe essere l’occasione per tornare a parlare di distretto della creatività che, come presidio culturale, potrebbe contribuire a rianimare una via dove oggi troppe saracinesche restano inesorabilmente abbassate.

E ai rappresentanti della casa della Legalità che hanno lamentato di non aver ricevuto l’invito, il Cantiere risponde: “L’organizzazione è partita da un gruppo di realtà che sono da tempo in rete tra loro, ma l’incontro è ovviamente aperto a tutti e ogni contributo che possa portare a un percorso condiviso sarà il benvenuto”