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Regionali, Burlando: “Pensavo mio ritiro favorisse transizione. E’ stata una minchiata”

Regione. Scontro generazionale, divergenze di opinione sullo scenario locale e nazionale, diverse concezioni su temi fondamentali quali, appunto, la sanità. C’è tutto questo, e di più, secondo il presidente della Regione Liguria Claudio Burlando, dietro alla spaccatura del Pd sulla legge che garantisce ai primari la libertà di lavorare privatamente in regime di extramoenia.

E il Governatore si lancia così nell’analisi del momento, ma soprattutto del percorso fatto, non tralasciando il momento di autocritica. “E’ chiaro – spiega – che finisce un lungo periodo, durato non 10, ma 25 anni. Siamo davanti ad un intero gruppo dirigente che ha guidato in Liguria e a Genova il maggior partito politico della sinistra cambiando qualche volta il nome e che ha finito il suo momento storico. Io ho pensato che fosse giusto dire con anticipo, due anni fa, che la storia per me finiva qui, che non mi ricandidavo. Ho pensato potesse favorire una transizione ordinata, ma ho pensato una minchiata. Credevo però fosse giusto farlo”.

Che la transizione non sia stata ordinata e che le ultime settimane non siano state facili per i democratici è ormai sotto gli occhi di tutti. “Non c’è stata transizione ordinata ed è anche in atto uno scontro generazionale. Tutti o quasi – riprende Burlando – quelli che con me hanno condiviso la svolta la pensano diversamente dal sottoscritto sullo scenario nazionale e locale. Io però sono convinto che la mia generazione debba aiutare quella successiva a governare questo Paese, la Regione e il Comune”.

“E’ cambiato il mondo, penso bisogni aiutare il cambiamento, aiutare Renzi e non contrastarlo perché non vedo altra chance che cambiare classe dirigente”. Battuta tranchant, infine, dedicata a ciò che si muove, o tenta di farlo, alla sinistra del Pd. “Abbiamo visto che durante una predica un prete organizza una coalizione, nella mia idea di sinistra me la organizzo io. Ma, detto questo, tutto è legittimo”.