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Cronaca

Omicidio Stella, chiesti vent’anni per l’omicidio di Andrea Macciò

Liguria. Vent’anni di reclusione per Alessio Scardino e Claudio Tognini, accusati di omicidio volontario e occultamento di cadavere. E’ questa la condanna richiesta oggi dal pm Chiara Venturi nei confronti dei due amici amici di Andrea Macciò, il rappresentante genovese ucciso da un colpo di fucile nel pomeriggio del 14 dicembre 2013 in una villetta di Stella San Bernardo. I due sono comparsi questa mattina davanti al giudice Emilio Fois durante l’udienza per il processo con rito abbreviato. In subordine, per i due, il pubblico ministero ha chiesto la condanna a 10 anni per il reato di omicidio preterintenzionale o a 4 anni per omicidio colposo (sempre in continuazione con il reato di occultamento di cadavere).

Presenti in aula, ovviamente, i difensori dei due imputati, gli avvocati Emi Roseo e Carlo Biondi e anche il legale della famiglia di Macciò, l’avvocato Roberto Frank, per rappresentare la parte civile. Il difensore di Tognini, Carlo Biondi, al termine dell’udienza ha spiegato: “Vorremmo che si manetenesse la situazione che è stata decisa dal tribunale di libertà e confermata dalla corte di cassazione, cioè prendere atto che purtroppo si è trattato di uno scherzo. Tognini ha agito con grandissima imprudenza ma non c’era nessuna volontarietà di uccidere una persona di cui era amico. Ha sparato senza pensando che il fucile fosse scarico, senza accertarsi che fosse carico. Ha chiuso e ha sparato istantaneamente e istintivamente ma non ha verificato che ci fosse una carica, convinto che fosse scarico. Questa è la nostra ricostruzione che è stata fatta dal tribunale di libertà che li ha scarcerati molti mesi fa. Quindi confidiamo che possa essere ritenuta anche dal giudice, visto che se prima si parlava di indizi ora bisogna parlare di prove. Se non c’erano indizi non ci dovrebbero essere neanche prove. Vedremo cosa deciderà il giudice. Abbiamo chiesto che il reato da ‘volontario’ sia considerato ‘colposo’”.

Il difensore di Scardino, l’avvocato Emi Roseo aggiunge: “Scardino non ha sparato, quindi se lo sparo è stato posto in essere colposamente è molto difficile sostenere che ci sia un concorso in un omicidio colposo. Se l’omicidio colposo è avvenuto per disgrazia, per uno stupido scherzo, è evidente che Scardino non poteva immaginare che Tognini avrebbe messo in atto questo disgraziatissimo scherzo. Noi siamo molto dispiaciuti per la vittima, per i famigliari perché certamente l’evento è stato tragico, ma la volontà dei due ragazzi non era certamente quella di uccidere. E’ stata una negligenza, una leggerezza da parte di Tognini di cui Scardino non può rispondere”.

Resta esclusa l’ipotesi dei debiti di droga tra la vittima e gli imputati: “Questa ipotesi – prosegue l’avvocato Roseo – è stata cancellata dal riesame di Genova e dalla cassazione di Roma. Il processo di oggi è stato discusso sulla base degli stessi identici elementi. Nessun elemento nuovo è emerso. Ci sembra che escludere questo tipo di scenario sia assolutamente corretto perché già ritenuto corretto da numerosi giudici. Poi è ovvio che il giudice di Savona farà le proprie personali valutazioni”.

E sull’occultamento di cadavere aggiunge: “Il corpo di Macciò non è mai stato veramente nascosto, è stato trasportato da una casa all’altra. Questa è una condotta tipica di chi è molto spaventato e molto confuso. E non erano ancora passate ventiquattro ore che già si erano costituiti alle forze dell’ordine” conclude Emi Roseo.
La sentenza è attesa per mercoledì mattina.

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