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Legge sui primari, Lunardon e Terrile: “Serve confronto politico interno, manca disegno sulla sanità”

Liguria. “L’approvazione della legge regionale sui primari ha diviso il gruppo del PD in Regione ed il Partito, in un momento in cui stiamo faticosamente lavorando per ricostruire un clima di unità dopo le primarie di gennaio. Noi, come noto, eravamo per confermare il vincolo di esclusività e per rinviare questa discussione alla prossima legislatura. Dopo l’epilogo del consiglio regionale questa, l’opzione del rinvio, sarebbe sicuramente stata la scelta più saggia”. A scriverlo sono Giovanni Lunardon, Segretario PD Liguria e Alessandro Terrile, Segretario PD Genova.

“Abbiamo provato a trovare una mediazione, aprendo di fatto al modello dell’Emilia Romagna, che presuppone non il vincolo all’esclusività ma una preferenza per l’esclusività, a valere sulle carriere dei primari. Dobbiamo prendere atto, a fronte della profonda spaccatura che si è formata nel gruppo, che questa mediazione è fallita, almeno sul piano politico”.

“Sul piano del merito invece può continuare ad avere una sua validità a patto però che gli incentivi all’attività intra moenia contenuti nell’ordine del giorno approvato non rimangano lettera morta ma diventino fatti concreti attraverso relativi atti amministrativi, come delineato dal lavoro di elaborazione del Circolo PD della Sanità. Ciò che è mancato in questa discussione è un disegno complessivo di riorganizzazione della sanità, senza il quale un provvedimento a spot rischia di non avere significato”.

“Dopo il pasticcio del consiglio di ieri abbiamo il dovere di riaprire tra noi il confronto politico, che coinvolga gruppo, giunta e partito, compresi i circoli. In questa chiave l’appuntamento programmatico del 28 assume anche sul tema della sanità una valenza molto importante. Lì dovremo avere la forza non solo di chiarirci sul tema della libera professione ma di riprendere con più chiarezza di quello che abbiamo fatto fino ad oggi un organico disegno di riforma della sanità in Liguria, guardando non solo a seppur legittimi interessi di parte ma al modello di sanità che vogliamo costruire nei prossimi dieci anni. Da questa discussione – tutta sul merito – dipenderà la nostra credibilità e la nostra capacità di trovare una sintesi in cui si riconoscano tutti: amministratori, cittadini e operatori della sanità”.