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Cronaca

Jolly nero, perito gip esclude responsabilità dei rimorchiatori: “Per oltre un minuto nessuno fece nulla per evitare impatto”

incidente jolly nero porto genova

Genova. Il professor Alberto Marinò dell’Università di Trieste ha depositato questa mattina al gip Ferdinando Baldini la perizia sull’incidente della Jolly Nero, che il 7 maggio 2013 si schiantò contro il molo Giano nel porto di Genova uccidendo 9 persone ha escluso, come già avevamo fatto i consulenti della Procura di Genova, ogni responsabilità da parte dei rimorchiatori (che infatti non sono mai stati indagati).

“La manovra – spiega il perito del gip – è stata gestita a due voci dal comandante della nave e dal pilota, il primo per quanto riguarda gli ordini impartiti alla nave il secondo per quanto riguarda gli ordini impartiti ai rimorchiatori. Il comandante “dava gli ordini finali e come “unico responsabile della manovra” “poteva anche discostarsi dalle indicazioni del pilota”. Da parte del pilota sono state dai ai due rimorchiatori solo “indicazioni sommarie circa la direzione e il tiro e l’entità dello stesso ad eccezione dell’ultimissima fase”. Visto che si trattava di una manovra consueta, infatti, si dava per scontato che ognuno facesse il suo.

Riguardo alla manovra il perito nella sua relazione spiega che in via teorica non ci sarebbe nulla da eccepire, il problema riguarda piuttosto il fatto che quando il motore della Jolly si è bloccato, non è stato fatto niente per oltre un lunghissimo e forse preziosissimo minuto.

“Una considerazione va fatta circa il momento di presa di coscienza del mancato avviamento del motore – scrive il perito – comandante, primo ufficiale e direttore di macchina ben sapevano che il motore sarebbe potuto non partire, dato che si era dimostrato inaffidabile nel corso delle verifiche di approntamento della nave prima della partenza, tanto è vero che in tutto il corso della manovra nei dialoghi registrati si cerca sempre ad ogni riavvio della macchina una qualche conferma sul fatto che fosse ripartito”, come emerge dalle comunicazioni radio e dalla perizia della Procura “anche perché non era possibile un riscontro immediato attraverso l’indicatore dei giri dal momento che il contagiri non funzionava”.

“In questi accertamenti – spiega Marinò – si coinvolge esplicitamente il direttore di macchina affinché sia pronto a comunicare via telefono e via radio” cosa che avviene “sempre ma solo durante la navigazione nel canale, non nell’unico momento decisivo” .

“All’incirca dopo un minuto dall’ordine ‘avanti molto adagio’ il primo ufficiale “si decide a chiamare il direttore di macchina su sollecitazione del pilota e del comandante per sapere se la macchina è partita o meno”. “sostanzialmente così si sono persi molti secondi preziosi prima di agire in qualche modo al mancato avviamento”. In questi frangenti poi “si deve evidenziare pure una negligenza del primo ufficiale di coperta che come è emerso dai nostri accertamenti aveva “tacitato l’allarme”

Anche l’ordine di dare fondo alle ancore “poteva essere dato prima e avrebbe potuto rallentare se non fermare la nave” dice Marinò mentre a pochi secondi dall’impatto ovviante non è servito più a nulla.

Anche la scelta di comandare il motore dalla plancia viene contestata dal perito del gip: “Non si può non constatare che con l’impianto di contagiri in avaria fu incautamente scelto dal comandante della nave di intraprendere la manovra di uscita dal porto con il controllo del motore di propulsione operato direttamente dalla plancia. La mancanza del contagiri ossia di uno strumento essenziale per il monitoraggio da remoto dello stato della macchina” con il quale si poteva immediatamente sapere se il motore stava funzionando o meno “avrebbe dovuto indurre a passare senza indugio i comandi della macchina dalla plancia alla sala controllo propulsione. Potendo avere un diretto riscontro sul funzionamento del motore si sarebbero potuti essere chetamente più tempestivi nel mettere in atto manovre di emergenza”.

L’11 febbraio si terrà l’incidente probatorio al termine del quale la procura potrà depositare, a oltre un anno e mezzo dai tragici fatti, l’avviso di conclusione indagini preliminari. Per il crollo della torre dei piloti sono indagati il comandante della Jolly Nero Roberto Paoloni, il primo ufficiale Lorenzo Repetto, il direttore di macchina Franco Giammoro, il pilota Paolo Anfossi, il terzo ufficiale Cristina Vaccaro e GianPaolo Olmetti, responsabile tecnico dell’armamento della flotta dei Messina. Ad eccezione di Vaccaro, indagata per falso, i capi di imputazione per gli altri sono omicidio colposo plurimo, attentato alla sicurezza dei trasporti e crollo di costruzioni.

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