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Cronaca

Ilva, l’allarme della sms Guido Rossa: “Azienda non versa quote, a rischio anche i buoni libro per i figli dei dipendenti”

Ilva Genova

Genova. Se il complicato scenario che sta portando alla ‘nazionalizzazione’ temporanea degli stabilimenti, non dovrebbe – almeno secondo le recenti rassicurazioni dei commissari – incidere sulle garanzie che i dipendenti dell’Ilva di Cornigliano hanno conquistato grazie alla modifica dell’accordo di programma siglato a settembre, c’è una storia nella storia che oggi vede a rischio la società di mutuo soccorso Guido Rossa e con lei tante delle prestazioni erogate ai dipendenti genovesi dell’Ilva e alle loro famiglie.

Buoni scuola per i figli, spese sanitarie per i famigliari a carico, colonie e sostegno per i funerali dei lavoratori deceduti potrebbero non essere più erogati perché l’azienda dallo scorso anno non versa più i contributi previsti dall’accordo integrativo aziendale: 130 mila euro l’anno che, insieme al contributo messo dai lavoratori (prelievo dell’1% dalla busta paga mensile su base volontaria), consente appunto di accedere a diversi servizi di mutualità.

“La sms Guido Rossa è stata ricostituita nel 2011 – spiega il lavoratore dell’Ilva e presidente della sms Pier Luigi Nalbone – ed ha come prima missione, che gestiamo in piena autonomia grazie al prelievo sulla busta paga dei dipendenti, una sorta di mutua interna che consente per esempio l’integrazione dello stipendio al 100% ai lavoratori in malattia. Questo è particolarmente importante per chi sia ammala per lungo tempo perché l’Inps prevede una progressiva riduzione dell’indennità mentre in questo modo noi riusciamo a garantirgli un reddito dignitoso”.

La ‘mutua interna’ consente il rimborso delle spese mediche per i familiari a carico e ‘copre’ tutti i 1.750 dipendenti, non solo gli iscritti, che ammontano a poco più di 1.100.

Poi ci sono le prestazioni collaterali, da cui la società attinge grazie all’accordo aziendale di secondo livello che, oltre al premio di risultato, prevede da parte dell’azienda il versamento di 130 mila euro l’anno. “Con questi soldi paghiamo i buoni giocattoli dei bambini, che diventano buoni scuola per l’acquisto dei libri dalle medie in su, e mandiamo in colonia in Val D’Aosta i figli dei nostri lavoratori”. La sms ha una dipendente part time per le pratiche burocratiche ma è gestita per il resto da volontari: il consiglio è formato da 8 persone a cui si affiancano 5 revisori dei conti. Si tratta di una gestione che richiede attenzione e molto senso di responsabilità visto che la mole denaro che passa attraverso la società è piuttosto ingente, intorno ai 400 mila euro l’anno.

Dallo scorso anno, però, l’azienda non versa più la sua parte di contributo: “Quando è cominciata la vicenda tarantina, noi abbiamo deciso di accantonare delle somme e il fatto di essere ‘cattivi profeti’ ci ha consentito quest’anno di erogare quasi 800 buoni giocattolo e 370 buoni libro e mandare 41 bambini in colonia in Valle D’Aosta. Ma ora siamo in difficoltà. Ieri è scaduto il contratto alla nostra collaboratrice part time e abbiamo deciso comunque di rinnovarlo, ma se non arrivano i soldi rischiamo di non riuscire ad andare avanti”.

I lavoratori sono ben consapevoli che nel grave momento di difficoltà in cui versa l’azienda “questo non sia certo il problema principale – ammette Nalbone – ma è pur vero che non si tratta di beneficenza ma del rispetto di un accordo integrativo frutto di una trattativa sindacale. Per questo abbiamo scritto diverse lettere, cinque per l’esattezza”.

L’ultima, circa un mese fa, è stata indirizzata con raccomandata alla direzione dell’Ilva e inviata in copia alla presidenza del consiglio del ministri e alla Regione Liguria: “Nessuno ci ha risposto finora, ma non vorremmo che con l’amministrazione straordinaria pensassero di non assolvere a quello che è formalmente un debito. Se sarà così procederemo anche per vie legali”.