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Sabato sera

Derby della Lanterna, spettacolo sugli spalti da quasi 70 anni: godiamocelo con sciarpe rossoblucerchiate!

Genova. Quanti aneddoti, che marea di ricordi si possono citare… partendo a caso e mescolando date… da Mario Sabatella, argentino poi trapiantato a Genova, che nel ’51 si guadagna un posto nella storia blucerchiata, con un goal che condanna il Genoa alla serie B, a Roberto Pruzzo, “o rey di Crocefieschi” che nel ’77 restituisce lo sgarbo… da “Bobby goal” Mancini, che nell ’82, al suo primo derby, trafigge Martina… alla punizione “cartolina natalizia” di Branco, all’anagrafe Claudio Ibrahim Vaz Leal… da Luca Vialli in goal sotto la Sud in uno storico 4-1, al “Principe” la cui tripletta ispirerà lo striscione “Milito non c’è, ma le pere sono sempre tre”… dall’aeroplanino di Montella sotto la Nord ammutolita, al “Boselli non lo sapeva”…

Bernardini e Gigi Simoni, Boskov e Bagnoli, Eriksson e Scoglio, Novellino e Cosmi, Mihajlovic e Gasperini tra i tecnici, Colantuoni e Fossati, il grande Mantovani e “u sciu Aldo” Spinelli, Garrone e Preziosi tra i presidenti, fino all’avvento di “er viperetta” Ferrero… prima nel vecchio stadio, stracolmo con 55.000 in piedi, schiacciati come sardine, ricco di tifo bollente, alla faccia delle pay tv… ora nel “Luigi Ferraris”, forse obsoleto, ma pur sempre affascinante.

Storie di derby, perché tra rossoblu e blucerchiati è sempre partita vera, carica di pathos e di paura, perché perdere il derby può segnare il destino di una stagione e perderli entrambi può rendere l’annata disastrosa ! Il derby porta con sé emozioni e rivalità, che non finiscono al triplice fischio dell’arbitro, ma che non hanno pace fino alla sfida successiva. Non esiste Samp senza Genoa, non esiste il “Grifone” senza il marinaio “Baciccia”.

Genova come Buenos Aires, dove i genovesi, emigranti in cerca di pane e lavoro, hanno trapiantato il calcio, fondando – nel quartiere “xeneise” della Boca – le due più grandi squadre d’Argentina, il Boca Juniors ed il River Plate.

E’ il 3 novembre 1946, quando per la prima volta Sampdoria e Genoa si affrontano… è la neonata Sampdoria a vincere per 3-0, da allora è sfida infinita…

Genova è una città col fiato sospeso, pronta a vivere una serata indimenticabile, in un insieme di momenti che resteranno scolpiti nel cuore e nella mente, perché il derby non è una partita come le altre, è uno di quegli appuntamenti, che si aspettano e si vivono come forse da nessun’altra parte del mondo; soprattutto sugli spalti, grazie a tifosi caldissimi, che si sfidano con coreografie che lasciano a bocca aperta e con una passione senza eguali.

Si respira a pieni polmoni la febbrile attesa di una città, che – almeno nel calcio – è sempre “Superba”, grazie a due squadre appaiate al sesto posto in classifica, in piena lotta per un piazzamento in Europa.

Gli stati d’animo sono tuttavia differenti : i blucerchiati, due punti in quattro gare, hanno smarrito la via della vittoria, i grifoni hanno il morale alle stelle, per le due ultime convincenti prestazioni, vittoriose ai danni di Lazio e Verona, col conseguente aggancio dei cugini.

Eder e compagni vogliono, attraverso la forza e la motivazione che può regalare il preparare una partita del genere, bissare il successo dell’andata, targato Manolo Gabbiadini… ci penserà Sinisa Mihailovic a trasmettere la carica agonistica necessaria.. lui che, da mister sulla panchina del Doria, ne ha vinti due su due !

Bertolacci e soci, per via della condizione psicofisica ottimale, sono pronti a dare l’assalto al fortino blucerchiato, con mister Gasperini a suonare la carica a un Genoa pungente, per vincere la stracittadina e tornare da trionfatore a passeggiare per Arenzano.