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Cronaca

Dall’Albania a Genova per prostituirsi, ragazze segregate: violenze e minacce contro quelle rimaste incinte

Prostituzione stradale

Genova. Con la promessa di una vita migliore, facevano venire in Italia giovani ragazze dall’Albania, che poi segregavano e costringevano a prostituirsi. Per questo tre stranieri, due uomini e una donna, sono stati arrestati dalla Procura di Genova, in collaborazione con gli agenti dell’aliquota di polizia giudiziaria della Municipale nell’ambito di una maxi inchiesta sullo sfruttamento della prostituzione.

Davvero cruenti i metodi usati dagli aguzzini per costringere le ragazze. Una di loro, rimasta incinta, è stata presa a calci nelle gambe, colpi al volto e alle braccia con asciugamani bagnati, fino alla minaccia di buttarla giù dalla finestra. E’ quanto emerge dall’ordinanza di custodia cautelare con cui il pm Alberto Landolfi ha chiesto e ottenuto l’arresto per tre albanesi, accusati di violenza sessuale, sfruttamento della prostituzione ed estorsione.

In un caso, a una ragazza rimasta incinta avrebbero addirittura fatto pressioni per disfarsi del bambino. “Se tieni quel bambino i tuoi familiari in Albania passeranno dei guai”. Questa la storia di una diciannovenne arrivata da Tirana incinta. La gang l’aveva minacciata per costringerla, scrive il pm Alberto Landoldi, “a sbarazzarsi del suo neonato non riconoscendolo oppure conducendolo in Albania per affidarlo a terzi”. E’ stato proprio lo stato confusionale post parto della giovane, che alle infermiere aveva detto di non volere più quel piccolo, che aveva portato alla segnalazione ai servizi sociali e all’avvio dell’indagine.

La ragazza è stata poi convinta a tenere il piccolo e ora si trova con lui in una residenza protetta proprio per evitare ritorsioni. Le sue dichiarazioni, infatti, sono state alla base delle accuse che hanno fatto finire i tre in manette. Per questo episodio la Procura contesta ai “protettori” il reato di tentata estorsione.