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Calcio: “Cinque domande” a Luca Monteforte, mister vincente del Ligorna che sta dominando in Eccellenza

Arenzano. “La forza del lupo è il branco, la forza del branco è il lupo”. Questa massima di Julio Velasco, ci permette di presentare ai lettori il modo di pensare (ma soprattutto d’agire) di Luca Monteforte, il tecnico arenzanese, che con suo Ligorna sta dominando il campionato di Eccellenza.

Monteforte (sampdoriano doc) è figlio d’arte : il suo compianto papà, Eugenio, è stato il primo allenatore dell’ U.S. Arenzano, quando nel 1962 alcuni pionieri ne iniziarono la storia con l’iscrizione di una squadra al campionato Allievi. Uno “stormo” di ragazzini, selezionati sul campetto dell’oratorio della Rue, iniziarono – sotto la sua guida – a rappresentare Arenzano sui campi “a undici” della Liguria… sembra fosse un precursore del calcio olandese, ove tutti dovevano saper giocare in qualunque ruolo… così almeno ci ha raccontato uno di quei “ragazzi”, schierato in quegli esordi con tanti numeri diversi sulle spalle… e a quei tempi il 2 faceva i terzino destro e l’11 l’ala sinistra… un calcio essenziale, ma per palati fini!

Ma siamo qui per parlare del figlio, che prima di approdare nel Ligorna, ha militato – come mister – in prestigiose piazze quali Arenzano, Finale, Sestrese, Sammargheritese, Loanesi, Savona, Cairese.

Il “Vangelo secondo Luca” (inteso come calcio) si basa su concetti semplici, ma fondamentali, in cui la squadra è l’epicentro da cui si propagano le onde sismiche necessarie all’ottenimento di ogni risultato. Non a caso le parabole del “figliol prodigo” e del “buon samaritano” si trovano solo nei testi di questo evangelista… sono storie che lasciano una profonda impressione e d’indubbio insegnamento.

Ecco, Luca Monteforte è un “maestro”, oltre che un mister. Il suo credo (e non vogliamo essere blasfemi) è far sì che ogni singolo giocatore agisca e renda nel miglior modo possibile. La sua è una mentalità propositiva che l’ha portato ad essere uno dei tecnici più bravi ed affidabili del panorama regionale.

Il Ligorna (ad onta della finale di Coppa Italia persa con il Finale) è un autentico rullo compressore (45 punti realizzati, frutto di 14 vittorie, 3 pareggi e 2 sconfitte; 38 reti segnate, 14 subite). Sentiamo le considerazioni del mister.

A questo punto della stagione, si può affermare che solo facendo harakiri, il Ligorna può non vincere il campionato?

“I numeri parlano chiaro, la classifica è buona e ne sono contento. Ad inizio stagione i favori del pronostico andavano a Magra Azzurri e Genova Calcio, che in virtù degli organici di cui erano dotati, sembravano avere qualcosa in più rispetto a noi. Oggi, a bocce ferme, il campo ha detto che siamo stati bravi a ribaltare le previsioni della vigilia, tuttavia, il campionato è ancora lungo e le insidie sono sempre dietro l’angolo. Certo il vantaggio sulle rivali è importante, ma guai ad abbassare la guardia. Anzi è proprio ora che dobbiamo dimostrare di valere il primato, se vogliamo vedere coronato il lavoro svolto”.

La tua squadra ha il secondo miglior attacco della “temporada”. Soltanto il Magra Azzurri ha segnato di più, ma a differenza della tua compagine, è totalmente dipendente dagli umori realizzativi del “pichici” del torneo, Nicola Lamioni.

La via della rete del Ligorna è invece la finalizzazione di una perfetta organizzazione di gioco. Non è una domanda, ma una nostra considerazione, che vorremmo commentata da te.

“E ‘un complimento che accetto con piacere. E’ vero, tanti giocatori sono andati a segno, anche perché il ‘nostro’ Ligorna non prevede undici titolari inamovibili. Ho il privilegio di avere a disposizione una rosa ampia e competitiva in tutti i reparti e questo mi permette di far uso della rotazione, in modo tale che chi scende in campo si senta motivato a dare il 100%”.

In estate cosa ti ha convinto ad accettare la panchina del Ligorna?

“Il progetto che mi ha unito a quel grande presidente che è il signor Torrice, è partito da una bella chiacchierata effettuata due anni fa. All’epoca, però, avevo un legame con la Sestrese, che ho inteso rispettare. Il dialogo è ripreso ed ha avuto modo di concretizzarsi quest’anno. Il presidente è una persona molto competente ed ambiziosa il giusto e mi ha messo a disposizione tanti giocatori bravi tecnicamente e mentalmente, creando così le basi per consentirmi di lavorare secondo le mie idee”.

Credi un giorno di poterti esprimere e confrontare a livelli superiori?

“Ambizione e voglia di migliorare sono il sale della vita, ma un buon cuoco deve saperne dosare la quantità. Alleno da 19 anni, mi sono divertito e tolto tante soddisfazioni : il lavoro sul campo, la passione per quello che faccio sul rettangolo verde, ha portato via del tempo alla mia famiglia, per cui continuerò ad allenare dove ci saranno le condizioni per esprimermi al meglio, ma – ripeto – non faccio patti con il diavolo per sedermi su di una panchina”.

Un tuo ex giocatore, Alberto Corradi (ex Arenzano, Finale, Varazze), sta svolgendo il ruolo di vice allenatore nel Mantova, nel campionato di Lega Pro, guidato dall’ex genoano Juric.

“Ad Alberto sono legato da affetto e sincera amicizia; è un uomo intelligente, preparato, ricco di valori, sono certo che farà una grande carriera da mister, per cui ogni suo risultato positivo mi rende particolarmente felice”.

Secondo lo scrittore argentino Osvaldo Soriano “il calcio è fantasia, un cartone animato per adulti”… vogliamo allora giocare con Monteforte, facendogli “metter giù” un top 11 (Ligorna escluso) composto da giocatori da lui allenati, mettendoli in campo con il modulo caro al tecnico arenzanese, il 3-4-3?

“Colto di sorpresa, su due piedi e senza tempo per pensarci, dico: Ghiraldelli tra i pali, Tangredi, Barone e Camussi sulla linea difensiva: Stefano Pigliacelli, Perrella, Cosenza e Riggio a centrocampo; Valentino dietro alle due punte Amirante e Capra… e per quelli che ho lasciato provvisoriamente (o per dimenticanza) in panchina ci sarà posto nel secondo tempo”.