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Al Teatro della Tosse debutta “Barbablù”: danza al confine tra Africa ed Europa

Genova. Debutta al Teatro della Tosse il prossimo 20 gennaio alle 20.30 in prima nazionale e in un’unica data a Genova la performance di danza dal titolo “Barbablù” da un’idea della danzatrice e coreografa genovese Chiara Martinoli per la regia di Nicholas Brandon, coprodotto con la compagnia Artemis Danza di Monica Casadei in collaborazione con la compagnia di danza africana contemporanea Kibaro dance company e con la fondazione Luzzati-Teatro della Tosse.

La tradizionale fiaba di Barbablù è stata rivisitata in chiave africana: infatti, il protagonista si trasforma da ricco uomo in cerca di mogli nelle corti europee del ‘600 in un immigrato africano contemporaneo in cerca di ricchezze e di una moglie in Europa. I due Barbablù nascondono entrambi un segreto: l’uno, quello della fiaba, nasconde una stanza delle torture dove conserva i resti delle mogli da lui brutalmente assassinate, mentre l’altro, quello africano in scena sul palco della Tosse, nasconde la sua vecchia identità insieme a ricordi lontani e da dimenticare, affetti perduti, storie di morte. La musica e la danza accompagneranno gli spettatori nell’esplorazione della condizione psicologica della donna maltrattata e dei rapporti d’amore interculturali, e all’interno della vita di coppia in generale, a volte fatta di piccole e grandi violenze, incomprensioni profonde e non rispetto dei limiti imposti dall’uno all’altra o viceversa.

Il danzatore franco-ivoriano Achille Monbohi DO interpreta il ruolo del protagonista mentre Roberta Messa, Chiara Martinoli, Lucia Folco, Martina Parodi sono le mogli di Barbablù. L’accompagnamento musicale dal vivo è curato dal musicista polistrumentista Daouda Diabate originario del Burkina Faso sulla colonna sonora creata ad hoc da Luca Vianini, che ha riadattato in chiave elettronica la complessa opera del compositore ungherese Bela Bartok “Il castello di Barbablù”.

“I danzatori che interpretano Barbablù e le sue mogli e i membri dello staff – spiega Chiara Martinoli – provengono da Burkina Faso, Costa D’Avorio, Italia, Francia e Inghilterra e nella loro multietnicità riescono a trasmettere un messaggio positivo che vince sulla cupezza e sulla violenza della storia in sé”.