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Regionali, Paita apre al centro ma non chiude a sinistra: “Una Galattica per conquistare Genova”

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Genova. “Ci sono ragioni per cui si teme la Paita, perché sono una che quando si mette in testa di cambiare e innovare lo fa. I dati parlano da soli. Ho vinto contro un big nazionale. Una giovane quarantenne di provincia ha vinto contro uno che aveva portato in piazza 3 milioni di persone”. Raffaella Paita si insedia da vincitrice nella sede del Pd e uno per uno snocciola per punti quello che è stato, le contrastatissime primarie, e quello che sarà, con il partito lacerato alle prese con un voto che potrebbe non essere così semplice. Lo fa nella “nuova sede logistica, che ho chiesto di disporre appositamente”.

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Già oggi i primi incontri con i segretari di federazione. “Positivi, con ancora degli elementi importanti da chiarire, oggetti di singole valutazioni”. In primis Genova, il capoluogo che le ha voltato le spalle e la sua nuova spina nel fianco. “Mi dedicherò molto alla realtà genovese, perché sono vincitrice con larghissime distanza in tre province su quattro, e lo farò con grande umiltà”, ha detto anticipando una prossima Galattica in salsa genovese. “So che dobbiamo aprire una forte riflessione su Genova. C’è bisogno di un’iniziativa più forte e innovativa per il futuro: rifiuti, Renzo Piano, sicurezza, riqualificazione urbana. Avvierò una fase di ascolto con la città, voglio incontrare i circoli e poi faremo una ‘Galattica’ in salsa genovese”.

A cui sarà invitato anche il sindaco Marco Doria, assicura la candidata Paita che, però precisa, “io non l’ho mai attaccato, ho detto che quel tipo di alleanza con lo spostamento del baricentro a sinistra aveva portato a un impasse, come si è visto anche ieri. Ma il mio intento è quello di dare una mano”. Al contrario di quanto successo nel dopo alluvione, sottolinea: “nei miei confronti si è scatenato un certo massacro di carattere mediatico e politico, ma penso di aver sempre reagito con orgoglio e con il lavoro”.

E il tema delle alleanze, scoppiato proprio durante le primarie con l’adesione di esponenti del nuovo centro destra, è un altro nodo da sciogliere. “Continuo a pensare che il Pd non deve essere partito del 25%, ma del 40%, inclusivo e aperto, che lancia la sfida del governo a tutti i livelli”. Le alleanze, quindi, si scelgono “a livello regionale e nazionale”. Accordi con alunne forze dell’area centrista? “Ieri a Tursi per far passare la delibera della Gronda abbiamo avuto bisogno di forze centriste, in particolari modo dell’Udc. Penso in Regione debbano essere incluse”. Con alcune condizioni per poter far parte della coalizione: “non siano forze riconducibili nominalmente e valorialmente al centrodestra e siano in grado di sceglie stabilmente come campo di gioco il centro sinistra”, ha detto Paita.

E la sinistra? “Sel ha detto no alla figura di Lella Paita, prima che sui programmi – ha spiegato l’assessore – comunque io non chiudo la porta. Nei prossimi giorni farò una proposta programmatica pubblica che parlerà a quest’area. Le alleanze, però, devono costruirsi sui programmi perché la politica non è X-Factor”, il monito.

E le Primarie sono ancora una ferita aperta, tra strascichi in Procura e polemiche. “I cittadini liguri e le persone oneste che hanno reso possibili le primarie dell’11 gennaio non credono vogliano vedere il loro partito umiliato e sporcato da un resoconto che invece deve essere vagliato con grande attenzione. Capisco l’amarezza personale di Cofferati per la sconfitta, ma dobbiamo cercare di reagire con grande umiltà e compattezza per far vincere il Pd alle elezioni regionali”.

E ancora: “Mentre discutevamo di primarie, Berlusconi decideva il suo candidato. Attorno c’è la monarchia mentre noi abbiamo messo in campo un grande discorso democratico. Lo dico anche a tutela di due persone, il primo è Giovanni Lunardon e la seconda è Fernanda Contri. Nessuno può accusare il nostro segretario di aver tenere bassa la guardia. Sono state fatte regole chiare, sono stati coinvolti centinaia di militanti. Questo non significa che voglio svilire eventuali errori: ho visto cose non perfettamente giuste, ma non ho fatto rilievi perché non erano casi tali da compromettere le primarie, credo di avere fatto l’interesse del mio partito”.

Guai, quindi, a parlare di annullamento e di uscita dal partito. “Le primarie sono perfettibili, per esempio attraverso la creazione di albi, con regole più chiare e condivise, ma sono in disaccordo con chi pensa di tornare a tre anni fa.
Adesso dobbiamo passare a una forte iniziativa di carattere politico: la prima è l’unità del Pd”.

Con gli occhi puntati alla sfida per lo scranno più alto Regione, Paita non promette poltrone. “Ho detto e ripetuto che l’unica scelta era quella del vicepresidente Franco Marenco. Da domani inizierò una campagna con i candidati degli schieramenti avversi per l’abolizione del listino”.