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Cronaca

Matite colorate verso il cielo e vignette, Genova in piazza per Charlie. Doria: “Una risposta che unisce chi rifiuta violenza” fotogallery

Genova. Matite colorate, cartelli, vignette e ancora tanto stupore per l’attentato che ieri a Parigi ha decimato la redazione del settimanale satirico Charlie. Genova è scesa in piazza il giorno dopo grazie a un presidio organizzato da Arci, associazione ligure dei giornalisti, sindacati confederali e comunità San Benedetto. In piazza c’è chi solleva al cielo le matite più che mai simbolo di libertà di espressione, chi porta al collo il cartello che ieri è diventato il ricordo di tutta Europa al massacro di Parigi: “Je suis Charlie”. Sul corrimano di palazzo Ducale ci sono le vignette più famose del giornale saritirico, e quelle che oggi i disegnatori di mezzo continente hanno dedicato a Stephane Charbonnier, Georges Wolinski, Cabu (Jean Cabut), Tignous (Bernard Verlhac) e Philippe Honoré e alle altre 8 vittime dell’assalto.

“E’ un momento per sensibilizzare le coscienze di tutti su quanto di inaccettabile è accaduto a Parigi – ha detto in piazza il sindaco di Genova Marco Doria – un attacco alla libertà di tutti. Una libertà che è fatta di libertà di espressione che si ferma davanti alla libertà degli altri e di rispetto delle differenze. Questa vuole essere una risposta non che separa ma che unisce tutti coloro che rifiutano ogni forma di violenza”. E di fronte al rischio che questi fatti alimentino anche nel nostro Paese la xenofobia il sindaco ha replicato: “La xenofobia è una maledizione che non può che alimentare una spirale perversa di odio e di separazione. Questa è una ferma difesa della libertà, delle vite e della capacità di pensiero critico, della libertà di satira e della tolleranza”.

In piazza anche il presidente della Fondazione Palazzo Ducale Luca Borzani: “La nostra adesione all’iniziativa è una testimonianza nel momento in cui si dimostra che l’integralismo colpisce le libertà culturali. Credo che il salto di qualità che è stato operato sia qualcosa su cui dobbiamo riflettere. Ora è importante evitare semplificazioni, evitare che tutto l’Islam venga condannato, mentre serve affrontare i nodi delle periferie e delle seconde generazioni. Credo che dietro questo gesto che in qualche misura, come ha detto Umberto Eco, porta la guerra in casa nostra ci sia tanto da agire e forse da riflettere più che parlare”.

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