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Economia

Ilva, anche a Genova sale la preoccupazione. Domani incontro al Mise: “Pasticcio del Governo non penalizzi lavoratori”

ilva prefettura

Genova. Sale la preoccupazione anche a Genova dopo la notizia che circa 5 mila dipendenti del gruppo Ilva potrebbero essere collocati in cassa integrazione straordinaria a rotazione. E da quel che trapela non si tratterebbe solo dei lavoratori dello stabilimento di Taranto. “Attualmente nello stabilimento di Taranto ci sono 3 mila lavoratori con contratto di solidarietà – spiega il segretario genovese della Fiom Bruno Manganaro – e il fatto che il primo atto del Governo dopo il via all’amministrazione straordinaria sia aumentare questo numero utilizzando inoltre un ammortizzatore che penalizza lo stipendio dei dipendenti non è un buon segno”.

La cigs secca infatti vale all’incirca il 60% dello stipendio mentre il contratto di solidarietà arriva quasi all’80%. Per questo a Genova la modifica dell’accordo di programma, che vede oggi in cassa in deroga circa 850 lavoratori, aveva previsto integrazioni alla cassa, a partire dal lavori di pubblica utilità. La situazione a Taranto si fa complessa con la protesta dei lavoratori dell’indotto che rischia di bloccare lo stabilimento. E ora, se non verrà trovata una soluzione rapida all’impasse normativo secondo il quale non è possibile utilizzare lo strumento dei contratti di solidarietà, la protesta potrebbe estendersi ai dipendenti diretti, con il blocco di Taranto e, a catena, lo stop del lavoro anche per lo stabilimento genovese.

Domani alle 19 i sindacati sono stati convocati per una riunione urgente nella sede del Ministero dello Sviluppo economico: “Anzitutto – spiega Manganaro – diremo che non è vero, come dimostra il caso delle acciaierie di Piombino, che non si possano usare i contratti di solidarietà e comunque il Governo deve trovare una soluzione normativa. Non può essere che il Governo decide con un ritardo di due anni di ’nazionalizzare’ l’Ilva e come primo atto scarichi il peso dei suoi pasticci sui lavoratori”.

Secondo indiscrezioni romane, inoltre, i 5 mila lavoratori coinvolti dagli ammortizzatori dovranno essere spalmati su tutti gli stabilimenti dell’Ilva, compresi quindi Novi Ligure e Genova: “Noi non ci stiamo, abbiamo firmato un accordo di programma e poi una modifica all’accordo in cui si parla di 850 lavoratori in cassa in deroga con integrazioni salariali. Ora non possono venirci a dire che diventeranno di più, magari senza integrazioni. Per noi non sarebbe accettabile”.