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Politica

Gronda, Lista Doria spaccata. La delibera passa, ma la maggioranza non è autosufficiente

Genova. “Sulla delibera esprimeremo un voto differenziato, nel quale siano insieme rappresentate, da una parte, le ragioni della nostra sensibilità ambientalista, per il risanamento del dissesto idrogeologico, per una mobilità e uno sviluppo economico sostenibili, e dall’altra la fiducia al Sindaco”.

Il voto della contestata delibera sulla partecipazione del Comune di Genova alla conferenza dei servizi del prossimo 23 gennaio è racchiuso dentro l’intervento del capogruppo della Lista Doria, Enrico Pignone. La delibera di giunta, oggetto di tre giorni di ostruzionismo, 1017 documenti tra ordini del giorno ed emendamenti, a firma M5S, Sel e Fds, alla fine passa con 30 voti favorevoli (su 41) ma con una spaccatura in seno alla maggioranza, di fatto non autosufficiente con la Lista Doria e Sel divise al loro interno (in tutto 19 voti contro i 21 necessari).

Votano sì il gruppo Pd compatto, i tre consiglieri della Lista Doria, Leonardo Chessa (Sel), Forza Italia, Lista Musso, Udc, Lega Nord e quasi tutto il Gruppo Misto. Undici i contrari: tutto il gruppo M5S, Gian Pastorino (Sel), le tre consigliere della Lista Doria, Salvatore Mazzei (Gruppo Misto) e il capogruppo FdS Antonio Bruno che a inizio seduta ha dichiarato le sue dimissioni da presidente della commissione, sancendo anche la rottura con la maggioranza.

“Lascio la presidenza della Commissione Territorio a chi possa interpretare meglio di me la politica urbanistica, che esce oggi dalla maggioranza del consiglio comunale di Genova. Non voglio che nessuno venga sfiorato dal sospetto che sia retta con parzialità”, ha detto Bruno.

Anche Sel si è spaccata, con il consigliere Chessa che ha votato sì ma pronto a rilasciare il suo mandato di consigliere comunale all’assemblea federale del partito. “Sono contrario alla realizzazione della Gronda ma non è attraverso questa delibera che lo posso dimostrare. Questa amministrazione comunale di centrosinistra ha ancora un valore politico essenziale e non cadrà con me complice”.

Sugli spalti i manifestanti ‘No Gronda’ con cartelli e striscioni, ma anche una decina di ‘pro-Gronda’. In tribuna anche il segretario del Pd genovese Alessandro Terrile seduto a fianco del presidente del Municipio Centro Ovest Franco Marenco, nel dopo primarie al vetriolo.

Al momento del voto, i consiglieri del M5S hanno srotolato un grande striscione a ricordare il loro no all’opera. Determinante per la tenuta della maggioranza (e della giunta) il voto differenziato della Lista Doria.

“Noi, tutti, in pieno accordo, siamo fermamente contrari alla Gronda – ha ricordato il capogruppo Enrico Pignone nel suo intervento – la consideriamo un’opera tanto inutile quanto sbagliata e pericolosa, destinata non solo a ledere gli interessi diretti della popolazione interessata dal suo tracciato, ma a peggiorare la situazione di un territorio che il nostro Sindaco ha definito, con espressione drammaticamente precisa, ‘fragile e malato’”. Ma, ha aggiunto “sappiamo benissimo che molti vorrebbero la fine prematura e traumatica di questa esperienza amministrativa, nella quale abbiamo creduto fortemente e come noi la maggioranza dei genovesi”.

E’ sul piano politico generale che si è infatti consumato il travaglio della lista del sindaco “specialmente col profilarsi all’orizzonte delle elezioni regionali”, ha ricordato il capogruppo.

“Autorevoli protagonisti della vita politica locale hanno detto e ripetuto apertamente di considerare quello che essi qualificano come ‘l’immobilismo di Marco Doria’ – ha sottolineato il capogruppo – Noi non intendiamo offrire alcun pretesto, alcuna sponda a chi punta apertamente su questo processo di liquidazione e di omologazione. Pensiamo al contrario che la prospettiva incarnata da Doria Sindaco vada rilanciata. Su questa prospettiva il Sindaco ci ha chiesto di dargli fiducia, senza sacrificare però la nostra identità e senza rinunciare alle nostre battaglie”.

Di qui la decisione del voto differenziato. Con un monito: “La nostra fiducia non è incondizionata – ha concluso Pignone – La nostra battaglia non finisce qui, al contrario intendiamo riprenderla presto. Dopo questo voto non pensiamo che la Gronda sia più vicina, viceversa ci auguriamo che sia allontanata la minaccia di liquidazione del progetto politico che noi rappresentiamo: un progetto fuori dalle logiche partitiche, che è quanto di meglio abbia saputo esprimere la città in questa fase storica”.