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Cronaca

Genovese morto in Siria, Carlo Delnevo replica a Renzi: “Giuliano è un eroe, ha seguito i suoi ideali”

delnevo ibrahim giuliano

Genova. Dopo le parole del premier Matteo Renzi, che ieri sera ha commentato le parole di Carlo Delnevo in un’intervista delle Invasioni Barbariche, il padre di Giuliano, il ragazzo genovese convertito all’Islam e morto in Siria nel 2013 combattendo al fianco dei ribelli contro il governo di Assad, oggi ha contro replicato ribadendo che suo figlio “è un eroe” e “non perché gli voglio bene ma perché la sua vita non ha nulla a che vedere con azioni di stampo terroristico nel senso più bieco e becero del termine e seguendo i suoi ideali si è messo in una guerra” nata “non nel nome di Dio ma per combattere un tiranno”.

Il riferimento è alle parole pronunciate da Renzi ieri sera: “Giuliano non era un eroe. Chi uccide in nome di Dio bestemmia e non ci può essere nessuna indulgenza nei confronti dei terroristi e dei foreign fighters europei che combattono in Medio Oriente”.

Delnevo ha poi nuovamente condannato gli attentati di Parigi ribadendo che il figlio Giuliano “seguendo i suoi ideali è andato a morire eroicamente nel tentativo di salvare un compagno. Vorrei che tanti giovani italiani avessero la sua stessa idealità, il suo stesso coraggio. Purtroppo l’intervista così come è stata presentata non evidenziava questo”, ha osservato.

“La rivoluzione siriana non nasce nel nome di Dio. Che poi a combattere alla fine siano rimaste sole certe frange islamiste è un altro paio di maniche. Che poi Giuliano fosse musulmano arciconvinto, che il suo sogno fosse un mondo con la legge della sharia non lo nego” ha affermato, precisando poi che il figlio è morto quando l’Isis “stava muovendo i primi passi. Sembra che sia morto un mese fa combattendo con lo stato islamico, non ha mai fatto nulla nulla di lontanamente appartabile ad azioni di stampo terroristico, che quando viene comodo viene usato da tutti perché altro non è che una tecnica di guerra, usata da palestinesi, israeliani, americani, inglesi, tedeschi. L’hanno usata tutti, mio figlio no”.

E infine: “Voglio difendere la figura di mio figlio perché lo merita: se lo avessero preso con tre chili di eroina mi si sarebbe spezzato il cuore, ma concretamente non mi metterei a dire che questo ragazzo ha fatto una buona azione. Invece, di questo ragazzo sono infinitamente orgoglioso e vorrei lo sentisse anche il premier visto che ha tante certezze in testa”.