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Città Metropolitana: Marco Doria sceglie i sei consiglieri delegati

marco doria

Provincia. Marco Doria richiama lo spirito “costituente” anche nella sua scelta, comunicata oggi al Consiglio Metropolitano, dei sei consiglieri delegati che concorreranno con lui al coordinamento delle attività e delle funzioni della nuova Città Metropolitana di Genova.

I sei sono Valentina Ghio (sindaco di Sestri Levante che è già vicesindaco metropolitano), Roberto Levaggi (sindaco di Chiavari) Enrico Pignone, Gianni Vassallo, Alfonso Gioia (consiglieri comunali di Genova) e Gianluca Buccilli (consigliere comunale di Recco). Durante la fase statutaria avevano già coordinato i gruppi di lavoro, ma con competenze in parte diverse da quelle attribuite oggi.

A Valentina Ghio sono stati assegnati i rapporti con la Conferenza metropolitana, il supporto e l’assistenza tecnica ai Comuni, la stazione unica appaltante, semplificazione, digitalizzazione e sistemi informatici. Roberto Levaggi avrà competenza sulla pianificazione urbanistica e territoriale e il trasporto pubblico. Enrico Pignone sull’ambiente, aree naturali, politiche energetiche, piani di bacino, Ato idrico e rifiuti, parchi. Gianni Vassallo sullo sviluppo economico, politiche del lavoro, lavori pubblici e viabilità, Alfonso Gioia su bilancio, finanze e patrimonio e Gianluca Buccilli sul personale e l’organizzazione.

Marco Doria ha richiamato più volte nel suo intervento “lo spirito costituente che ci siamo sforzati di condividere prima delle elezioni del Consiglio, dove la presentazione di tre liste penso rispondesse soprattutto a logiche legate a quel momento elettorale, e già all’indomani abbiamo ripreso lo stesso approccio di condivisione, specifico e atipico della realtà metropolitana genovese rispetto ad altre e che ha ispirato anche la ripartizione delle deleghe, pensando di poter contare su una collaborazione efficace da parte dei consiglieri delegati e di tutto il Consiglio metropolitano”.

Il sindaco Doria ha rivolto un augurio a tutti i consiglieri metropolitani (“e anche a me stesso”) dicendo “sento molto importante lo spirito con cui si lavora per far partire
l’ente”. Impresa complessa, aveva ricordato, perché “si intrecciano questioni cruciali di finanza pubblica, la ripartizione delle funzioni fra Regione e Città Metropolitana, la nostra capacità di affermare in pieno le competenze attribuite dalla legge 56/2014 (la legge Del Rio) al nuovo ente, che nessuno può mettere in discussione e che vogliamo esercitare davvero e lo svolgimento al meglio delle funzioni della Provincia transitate alla Città Metropolitana, mentre su altre funzioni già delegate la Regione può operare delle scelte in piena legittimazione”.

Oltre all’augurio Marco Doria ha espresso anche “una preoccupazione e un auspicio per tutti noi appassionati e a volte un po’ delusi dalla politica che seguiamo con attenzione le vicende di questo Paese: quale che sia la situazione nazionale e regionale la regola dev’essere di tenere al riparo la nascente Città Metropolitana dalle turbolenze più o meno significative di questo sistema. Per il bene dell’ente, per assolvere al meglio le sue funzioni e nell’interesse dei suoi lavoratori che vivono preoccupazioni e momenti complessi, deve esserci una netta separazione fra scontri e confronti politici alti che si svolgono in altre sedi rispetto al lavoro intenso che dobbiamo svolgere qui. Lo dico in piena coerenza con la mia visione della politica perché se da sindaco di Genova ho svolto un percorso completamente diverso, candidandomi alle primarie di uno schieramento politico e poi da candidato sindaco ho chiesto il voto ai cittadini, qui sono sindaco metropolitano perché lo stabilisce la legge”.

Intanto la Città Metropolitana si è dotata oggi di cinque “sistemi territoriali strategici di area vasta” (Corridoio appenninico centrale, coincidente a grandi linee con la Valle Scrivia, Sistema Produttivo Orientale, che comprende Val Fontanabuona e Sestri Levante, Sistema policentrico del Polcevera, Sistema delle Riviere e Sistemi rurali dell’Appennino) ognuno dotato di “vocazioni” precise, industriali, ambientali, turistiche, infrastrutturali. Li aveva individuati la vecchia Provincia di Genova nella variante al Ptcp, piano territoriale di coordinamento provinciale, il suo principale strumento di pianificazione urbanistica, e oggi il consiglio metropolitano, nella sua prima seduta del 2015, li ha fatti propri votando all’unanimità (19 voti su 19) l’adozione da parte della Città metropolitana della variante, nonché dell’allegato “rapporto ambientale” richiesto dalla Regione Liguria.

Con questo voto, la Città metropolitana si dota di uno strumento di pianificazione territoriale in linea con le direttive dell’Unione europea, che subordina proprio all’individuazione dei sistemi territoriali strategici l’erogazione dei propri finanziamenti allo sviluppo economico: in sostanza, senza questa variante e collegato rapporto ambientale, la Città metropolitana non potrebbe accedere all’enorme flusso di risorse finanziarie dei programmi europei.

La variante ha un valore anche politico, perché permette alla Città metropolitana di Genova, come a tutte le città metropolitane europee, di rapportarsi direttamente con Bruxelles per pianificare il proprio sviluppo territoriale, e inoltre di coordinarsi con altre città metropolitane del continente.