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Chiavari, Ayusya contro il commercio degli animali in fiera: “Vite in vendita a prezzi stracciati”

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Chiavari. Anche quest’anno, tra i numerosi banchi della Fiera di Sant’Antonio a Chiavari, c’erano anche quelli che vendono animali. “Nulla da eccepire sullo stato di salute degli animali. Belli, in buono stato di pulizia, con un bel pelo, piumaggio, ecc. Cani, furetti, conigli, cavie, criceti, orsetti di Russia, roborovski, canarini, cocorite, bengalini, pappagalli, pesci, tartarughe d’acqua, rane, tritoni, pitoni, tutti decisamente ‘coreograficamente apprezzabili’: schiavi ben tenuti, dal nostro punto di vista”.

La denuncia scatta dall’associazione animalista Ayusya. “Il fatto che maggiormente ci ha rattristato è stato il livello di consapevolezza che abbiamo riscontrato. Una signora aveva appena comprato due tartarughine alla bambina e al venditore ha posto la domanda: ‘quanto campano?’. Non ha domandato le necessità, la dieta, la storia o altro relativo all’animale. No! Ha domandato volgarmente: ‘quanto campano?’ – si legge in una nota dell’associazione – persino la vigente normativa “salvaguarda” i pets richiedendo che siano rispettate le esigenze etologiche di ciascun animale. Gli ‘ultra burocrati’ rendono la vita difficile a chi cerca di salvare il maggior numero di cani e gatti da situazioni di disagio, anche se ‘meridionali o altro’, con la giustificazione che i cani per viaggiare ‘devono’ avere i documenti al seguito (ma quali? Spesso sono cani di strada, di campo, mah!?. E’ forse meglio lasciarli lì dove sono perché ‘clandestini’?”.

Poi di nuovo il punto focale delle fiere (e non solo). “Qui vengono offerte vite a ‘prezzi stracciati’ (un pesce ‘vale’ 8 euro) perché ‘sono a norma’, completi di certificati e quant’altro che ‘autorizzerebbe’ di coercire migliaia di poveri esseri viventi colpevoli solo di essersi trovati nel posto sbagliato nel momento sbagliato”.

Per Ayusya la vendita è autorizzata legalmente, “ma moralmente parlando? Lo abbiamo fatto notare ad un venditore che presentava nuovi animali esotici e la risposta è stata: ‘devo mangiare anch’io’ – proseguono gli animalisti – tutti dovrebbero poter mangiare, farlo però sfruttando esseri indifesi è indegno di una realtà civile”.

Anche quest’anno erano presenti tre banchi. “Tutti esponevano gli ‘schiavi animali’ di turno. Ma la responsabilità, come sempre, non è solo dei venditori, bensì prevalentemente degli acquirenti che favoriscono ed incentivano questa, a nostro avviso, amorale pratica – conclude l’associazione – Auspichiamo che anche il Comune di Chiavari, con il nuovo regolamento relativo alle fiere, si adegui a quello di Lavagna che impedisce l’esposizione e la vendita di animali. Nel frattempo cercheremo di agevolare un’iscrizione di volontà di intenti in tal senso, una sorta di ‘volontà politica in prospettiva’”.