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Calcio: “Cinque domande” a Sandro Campanelli, preparatore dei portieri del Busalla

Busalla. Sandro Campanelli, valpolceverasco doc, è il responsabile tecnico dei portieri del settore giovanile, nonché il preparatore degli estremi difensori del Busalla, compagine che sta disimpegnandosi alla grande nel campionato ligure di Eccellenza.

Nipote d’arte, lo zio Dante giocò nel Napoli degli anni ’50/60 e grande amico dei colleghi Paolo Giulietti e Marco Ferrero, rispettivamente preparatori del Rapallo e del Genova Calcio, Campanelli – personaggio istrionico dotato di grande comunicabilità, ha due amori nella vita : la musica e il calcio.

“Sì, sono queste le mie passioni – esordisce –, subito dopo il football, viene la musica; fin da adolescente, oltre a giocare a calcio, suonavo la tastiera e questi hobby mi hanno accompagnato per tutta la vita”.

Non a caso, Campanelli ha un forte legame d’amicizia con il cantautore genovese Ivano Fossati, conosciuto ai suoi inizi di carriera, ai tempi dei Delirium.

Torniamo al calcio, ci parli dei tuoi allievi? Ma soprattutto di cosa caratterizza il ruolo del portiere?

“Numero uno si nasce; nel DNA del ‘goalkeeper’ devono esserci estrosità. esplosività, rapidità felina, coraggio, tempismo, carattere forte e anche un po’ di sfrontatezza. Lo zaino sulle spalle del portiere deve contenere tutte queste doti, che ovviamente dovranno essere coltivate, allenamento dopo allenamento, sotto la guida di maestri appropriati, che sappiano esaltarne i pregi e correggere i difetti.

Dal 1992, poi, con l’applicazione della regola che impedisce al portiere di prendere il pallone con le mani su un passaggio di un compagno di squadra, il saper gestire la palla con i piedi è diventato fondamentale, come del resto l’essere in grado di leggere le situazioni di gioco”.

Ci vuoi raccontare il “pianeta” Busalla?

“Un’ottima società, organizzata con strutture all’avanguardia, dove si lavora con professionalità, ma in amicizia. I giovani ‘portierini’ sono come miei figli, mentre in prima squadra alleno due ottimi giocatori, Francesco Corallo e Jonathan Roncati, che sono stati finora determinanti per l’ottimo campionato che stiamo disputando, sotto la guida di quel grande allenatore che è Gianfranco Cannistrà”.

Usi materiali particolari per allenare?

“Due sagome gonfiabili ad altezza uomo; servono – oltre che da barriera – anche per lavori esterni sui cross, in particolare per i giovanissimi. Poi utilizzo una rete a rimbalzo, un mezzo straordinario per curare riflessi e rapidità. Aggiungo che il saper comunicare, a livello psicologico, ai ragazzi le proprie idee (e farle accettare) è la base di partenza di ogni metodologia d’allenamento. La società, inoltre, mette a disposizione una palestra nei pressi del campo da gioco, molto utile nelle giornate in cui il tempo in valle è inclemente, ma pure per il recupero da infortuni e per il lavoro di potenziamento”.

Tra i tuoi ‘pulcini’ credi ci possa essere un ragazzo con un futuro importante a livello calcistico?

“Premesso che lo studio deve essere per loro l’obiettivo primario, ho alcuni elementi che possono farsi strada. Se poi mi obblighi a fare un nome, ti faccio quello di Mauro Canziani, portiere dei Giovanissimi, già dotato di buona personalità, coraggio e bravo sotto ogni aspetto, in particolare sulle palle basse”.

Perché, tra gli addetti ai lavori, manca il coraggio e/o la voglia di lanciare giovani portieri?

“Purtroppo si dà troppa importanza al risultato, persino nel settore giovanile, figurarsi in prima squadra! Troppi mister pensano in primis al tornaconto personale … fortuna vuole che il Busalla sia al riguardo un’isola felice”.

Non sarà mica che Sandro Campanelli la pensa come Lev Yashin? E quindi ai suoi ragazzi consiglia giustamente “di giocare a pallone, ma non per diventare campioni e nemmeno per diventare ricchi, ma per fare dello sport”?