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Regione, il “bilancio” di Burlando: “Abbiamo difeso l’industria, rilanciato porti e turismo”

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Regione. “Abbiamo difeso l’occupazione industriale, rilanciato porti e turismo, razionalizzato sanità e trasporto pubblico”. Ecco l’ultimo decennio della Liguria secondo il suo presidente, Claudio Burlando. Un bilancio nel bilancio, quello presentato oggi in consiglio regionale, nel primo dei tre giorni che preluderanno al voto finale del documento.

Il Governatore ha presentato la sua relazione come “il consuntivo di un lavoro fatto in 10 anni e l’occasione per indicare una prospettiva alla Liguria”. Burlando ha esordito analizzando la grave crisi economica e finanziaria che da dieci anni ha colpito il mondo ma, in particolare, Europa e Italia e, quindi, la congiuntura negativa che dal 2007 coinvolge la Liguria.

Di qui le strategie di intervento “per preservare i settori strategici”: portualità, industria e turismo, per cominciare dal segno più. “Oggi il 60 per cento della merce che entra ed esce via mare dall’Italia verso il resto del mondo passa dai porti liguri con una prevalenza dell’export – ha detto – Questo è anche il frutto di scelte che abbiamo fatto: lo sviluppo della piattaforma Maersk di Vado, l’intervento sui moli Ronco e Canepa, il Piano regolatore portuale della Spezia, la previsione della nuova diga per il porto di Genova,il vero orizzonte di questa città”. Vent’anni fa non esistevano i tre principali fattori di attrazione turistica: l’Acquario, le Cinque Terre e Genova città turistica. “Quando cominciammo questo lavoro, poco meno di 10 anni fa, nelle presenze turistiche in Liguria il rapporto era di 70 italiani ogni 30 stranieri; ora è di 60 a 40”.

Poi la difesa dell’industria, “tutta l’industria”. Burlando ha ricordato anche gli investimenti regionali per IIT, l’impegno per il recupero occupazionale di Esaote, l’acquisizione dello smantellamento della Costa Concordia e il nodo ancora aperto della vendita di Ilva. Ma ci sono anche problemi ancora da risolvere. I lavoratori della Provincia, e a monte il riordino delle competenze. “Noi difendiamo tutti i posti di lavoro della Provincia, anche quelli precari. Non discutiamo il riordino in quanto tale, che credo possa essere anche giusto, ma il fatto che a pagare il prezzo di questo riordino possano essere i lavoratori”. E note dolenti: trasporti, sanità, rifiuti in primis. Senza dimenticare l’alluvione e la sfiducia nelle istituzioni.

Capitolo trasporti: “L’Agenzia regionali esiste – ha ricordato – A marzo pubblichiamo il bando per il bacino unico e con questa finanziaria impegneremo le risorse necessarie per terminare l’acquisto di 380 mezzi: ora giunto metà dell’opera. Quanto prima, uscirà un secondo bando, per acquistare mezzi: questo alleggerirà la situazione delle aziende in difficoltà e consentirà loro di procedere al risanamento”. Il fondino di una decina di milioni per incentivare l’esodo annunciato e che, se approvato dal Consiglio, sarà operativo dalla prossima settimana. Rifiuti: “se ogni volta che si parla di aggregazioni si alzano barriere ideologiche è lì il problema, non qui – la difesa del governatore – dopo la chiusura forzata di Scarpino abbiamo trovato i siti per lo smaltimento persino in Lombardia” e poi ha ricordato i depuratori aperti a Imperia e Santa Margherita e in costruzione, fra gli altri, a Recco, Arenzano e Levanto.

Quanto alla Sanità, il governatore ha rivendicato la scelta di eliminare le piccole strutture sul territorio e di accorpare: a fronte delle 27 esistenti dieci anni fa, ora la Liguria conta 19 ospedali. Nel frattempo, sono stati aperti i nosocomi di Albenga e Rapallo. Gli interventi regionali si sono concentrati solo sul nuovo Felettino e il nuovo Galliera (quota di finanziamento previsto 50 milioni). “Ma abbiamo definito gli accordi con i territori, per realizzare l’ospedale del Ponente genovese e di Taggia”, ha aggiunto.

Doveroso il riferimento all’alluvione: qui Burlando ha ricordato i fondi ottenuti dal Governo per la difesa del suolo e ha illustrato gli interventi organizzati e finanziati negli ultimi due mesi per le urgenze e sostegno dei commercianti e delle famiglie colpite. Con un riferimento a ciò di cui spesso è accusato: “siamo di fronte a un cambiamento climatico che ci accompagnerà per un tempo lungo. È questo il motivo fondamentale per cui frana l’entroterra ligure, non la cementificazione che riguarda semmai la costa. L’entroterra soffre l’abbandono, non la cementificazione. Tuttavia, anche qui abbiamo colto alcune esigenze: nei primi due bandi della legge sulla banca della terra abbiamo ricevuto 230 domande”, affermando il principio che “la terra può essere coltivata anche da chi non è proprietario, conferendola a una banca, dare dei soldi a chi recupera terreni incolti sono soldi ben spesi”.

Infine ha spiegato perché non intende ricandidarsi: “non un atto remissivo perché è impossibile cambiare, ma perché penso che abbia più forza una generazione nuova, che spero sia presente in questo Consiglio in modo significativo”.