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Precario, part-time e mal pagato, la fotografia del lavoro in Liguria: un anno di bilancio della Cgil foto

Liguria. Per il lavoro in Liguria è stato un altro anno difficile, con qualche timido segnale di controtendenza, ma assolutamente non sufficiente. “Dopo 11 trimestri è aumentata l’occupazione, anche se di poco e quasi esclusivamente nel lavoro indipendente, ma la Liguria continua ad avere un numero di disoccupati elevatissimo e abbiamo, rispetto all’Italia, uno dei dati più alti per quello che riguarda le persone occupate part-time”, spiega Marco De Silva, ufficio economico Cgil Liguria.

Una donna su tre è occupata a tempo parziale, un avviamento su due è a tempo parziale e buona parte di questi lavori part time sono spesso involontari. “Cioè non è una libera scelta, ma sono indotti come ripiego”, prosegue il sindacalista. Inoltre si registra un’esplosione dei cosiddetti voucher, cioè i buoni lavoro. “Alla fine di quest’anno, se il trend verrà confermato, raggiungeranno i due milioni di ore vendute e coinvolgeranno quasi 28 mila lavoratori – prosegue – gli apprendisti che vengono avviati nell’arco di un anno mediamente sono inferiori ai 7 mila, quindi questo fa capire come il mercato del lavoro sia frammentato, precario e spesso mal pagato”, dichiara.

In due anni la Liguria ha perso quasi 200 milioni di retribuzioni e 18 mila dipendenti. “I primi segnali di inversione di tendenza non sono quindi sufficienti, ma ci vogliono iniziative politiche e sindacali per sostenere i lavoratori”. Ad oggi sono solo paio i segnali di speranza. “Da una parte l’export, soprattutto nei Paesi extra europei, in cui la Liguria ha avuto fra le migliori performance, e lo sviluppo dell’attività portuale – spiega ancora De Silva – un altro dato è che l’occupazione dipendente cresce quasi esclusivamente nel settore dell’industria, quindi dove il lavoro è più strutturato”.

L’edilizia continua ad essere il settore che paga di più in termini di riduzione del fatturato. “In termini puramente di addetti c’è un paradosso, ovvero aumentano gli occupati, ma sono quasi tutti lavoratori indipendenti. Un altro dato è che il part-time in edilizia, fino a poco tempo fa inesistente, ha raggiunto un livello del 40%”, conclude.

Servono quindi interventi concreti. “Ci sono alcuni timidi segnali positivi che non bastano, ma serve un’azione concreta da parte della politica, in grado creare una forte programmazione. La Regione ha i fondi europei come strumenti da mettere in campo e servono da questo punto di vista misure di sostegno concreto alle opportunità di sviluppo per creare condizioni di lavoro di qualità, che è quello di cui hanno bisogno i giovani, costretti oggi ad uscire dalla Liguria per trovare lavoro – dichiara Fderico Vesigna, segretario regionale Cgil – Le priorità sono investimenti in innovazione e ricerca, efficientamento energetico, lotta al dissesto idrogeologico e ovviamente anche misere di contrasto alla povertà”.