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Messa in sicurezza del territorio, gli edili genovesi: “Usare le risorse per creare nuova occupazione”

Genova. “Chiediamo che le tante risorse messe a disposizione per la messa in sicurezza del territorio, circa 379 milioni di euro, abbiano ricadute occupazionali sul territorio. Chiediamo un tavolo alle istituzioni per fare in modo che si attivino quei meccanismi per tentare di assorbire la tanta disoccupazione edile”. Lo ha chiesto il segretario della Fillea Cgil di Genova Fabio Marante nel corso del convegno organizzato dalla Camera del Lavoro sul tema della messa in sicurezza del territorio, a cui hanno partecipato, tra gli altri, il commissario straordinario della Provincia di Genova Piero Fossati e gli assessori comunale e regionale alla Protezione civile Gianni Crivello e Raffaella Paita.

“Sono oltre 4 mila gli edili che hanno perso il lavoro negli ultimi 4 anni – ricorda il sindacalista – mille rispetto all’anno scorso solo nella provincia di Genova. Se vogliamo dirla con uno slogan noi tentiamo di associare il dissesto idrogeologico al dissesto sociale causato dai tanti anni di disoccupazione per i lavoratori edili”. Se il Comune di Genova grazie anche alle pressioni esercitate dai sindacati e dai lavoratori ha assegnato solo negli ultimi mesi circa 50 milioni di euro di lavori di somma urgenza in seguito agli eventi alluvionali degli ultimi mesi alle imprese locali, la fetta più grossa delle risorse riguarda gli interventi strutturali di messa in sicurezza, dallo scolmatore del Fereggiano a quello del Bisagno alla messa in sicurezza dei tanti rivi tombinati in tutta la città.

“Solo per fare un esempio, limitandoci al quartiere di Sestri Ponente, la messa in sicurezza dei rii Chiaravagna e Ruscarolo vale da sola 22 milioni di euro. Se gestite in maniera intelligente queste risorse possono avere ricadute importanti sul territorio”, spiega Marante.

L’appello è alle istituzioni a cominciare dalla neonata Città metropolitana: “Chiediamo che la neonata città metropolitana venga attivata da subito rispetto alla messa in sicurezza”. L’idea è quella di un laboratorio chiamato simbolicamente ‘67comuni67’, come il numero dei Comuni compresi nella città metropolitana “per attivare un tavolo e stabilire le linee guida in modo che un attimo dopo l’affidamento tramite gara, passaggio nel quale ovviamente non intendiamo entrare, venga realizzato un passaggio teso a capire come le imprese assegnatarie possano farsi carico dell’occupazione locale”, conclude.