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Gli psicologi italiani compiono 25 anni: nel paese sempre più depressi a causa della crisi

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Genova. Dal 2005 a oggi la salute fisica degli italiani è migliorata, ma è peggiorata quella psicologica, complice naturalmente la perdurante crisi socio-economica. E se i problemi di salute riguardano prevalentemente la fascia più anziana della popolazione, ad essere colpite sul piano psicologico sono soprattutto le persone nel pieno degli anni, minate dal peggioramento della qualità della vita e da una situazione occupazionale sempre più incerta. Dati, questi forniti dall’Istat, dai quali emerge in tutta la sua importanza la professione dello psicologo.

Psicologi che si sono dati appuntamento all’Hotel Savoia di Genova dalle 17 alle 20 di oggi per festeggiare i 25 anni dall’entrata in vigore della legge istitutiva della professione in Italia – la numero 56 del 18 febbraio 1989 – che segnò il coronamento di una battaglia durata vent’anni. A cominciare cioè da quando, nel 1970, gli psicologi misero in campo le prime iniziative per ottenere un riconoscimento giuridico della loro professione, incontrando le resistenze di parte della comunità medico-scientifica. Un traguardo a cui si sarebbe arrivati appunto un quarto di secolo fa, nel 1989, grazie alla legge presentata dall’allora senatore Adriano Ossicini, poi ministro della Famiglia e delle attività sociali nel governo Dini a metà degli anni ’90. La legge 56 definì i contorni della professione, a cominciare da una regolamentazione della pratica psicoterapica condivisa da medici e psicologi – principale argomento di scontro nei decenni precedenti – e dall’istituzione dell’Ordine professionale.

“Grazie a questa legge la psicologia professionale italiana si è potuta sviluppare fino ad occupare importanti posizioni di rappresentanza negli organismi dell’Unione europea – commenta Lisa Cacia, presidente regionale dell’Ordine –. L’essere una professione normata, infatti, oltre a garantire l’utenza rispetto alla qualità e alla correttezza deontologica delle prestazioni, ci permette di partecipare attivamente allo sviluppo del paese tramite le nostre rappresentanze nel confronto con le amministrazioni dello stato. E naturalmente ci consente di svolgere l’attività professionale privata con tutte le tutele amministrative e legali previste dall’ordinamento legislativo italiano”.

“Durante questi 25 anni – prosegue la presidente ligure dell’Ordine – lo psicologo ha avuto la possibilità di farsi conoscere ed apprezzare con una buona presenza sul territorio. La maggiore criticità attuale è data dalla convivenza con altre professioni non regolamentate che, pur non possedendo gli strumenti idonei ad assolvere questo compito delicato e difficile, intercettano parte del bisogno psicologico degli italiani, specie in un periodo di crisi profonda come questo. Ecco perché è priorità dell’Ordine tutelare i tanti che si rivolgono allo psicologo, garantendo loro prestazioni adeguate e certificate, nel rispetto del codice deontologico. Lavoriamo per rafforzare la professione e, contemporaneamente, tutelare il cittadino”.