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Genova e i cambiamenti climatici: i danni delle alluvioni sul territorio e la mappa del rischio di Legambiente

Genova. 112 gravi fenomeni meteorologici dal 2010 ad oggi hanno provocato pesanti danni sul territorio urbano italiano: 30 casi di allagamenti da piogge intense, 32 casi di danni alle infrastrutture con 29 giorni di stop a metropolitane e treni urbani, 8 casi di danni al patrimonio storico, 20 casi provocati da trombe d’aria, 25 eventi causati da esondazioni fluviali, numerosi feriti e ben 138 vittime.

Questa la fotografia scattata da Legambiente, che vede Genova tra le città più martoriate dal maltempo. Nel capoluogo ligure tra il 2011 e il mese di novembre 2014 si possono contare almeno 4 gravissime alluvioni, con esondazioni dei torrenti, gravi danni agli edifici e numerose vittime. Il tutto sempre concentrato tra i mesi di ottobre e novembre.

Entrando ancor più nello specifico, dal 2010 ad oggi, sono stati 8 i giorni di stop a metropolitane e treni, mentre il 4 Nìnovembre 2011 la circolazione ferroviaria è stata interrotta nel nodo di Genova per piogge intense. “E’ evidente che serve un cambio radicale nella progettazione delle infrastrutture e oggi nella gestione e messa in sicurezza per evitare che continuino allagamenti delle linee e delle stazioni”.
Non meno frequenti sono i danni ai beni archeologici e al patrimonio storico culturale del nostro Paese. Come a Genova, dove i danni causati dalle piogge, durante l’alluvione dello scorso 9 e 10 ottobre, hanno provocato danni anche all’Archivio di Stato, alla biblioteca nazionale e al Palazzo Reale.

Questi alcuni dei punti salienti della mappa del rischio climatico nelle città italiane, stilata da Legambiente in concomitanza con la Conferenza delle Nazioni Unite sul clima di Lima. L’obiettivo è quello di capire dove e come l’intensità e l’andamento delle piogge, gli episodi di trombe d’aria e delle ondate di calore, che stanno assumendo caratteri nuovi e andranno ad aumentare a causa dei cambiamenti climatici, hanno provocato impatti significativi nel Paese focalizzando l’attenzione sulle città.

“Proprio le aree urbane devono diventare oggi la priorità di politiche che tengano assieme prevenzione del dissesto idrogeologico e adattamento ai cambiamenti climatici – ha dichiarato il vice presidente di Legambiente Edoardo Zanchini – Politiche che attualmente viaggiano completamente separate e seppure il tema del dissesto sia affrontato oggi da una task force presso la presidenza del Consiglio, il cambiamento nella dimensione dei fenomeni climatici è tale da far apparire inadeguata anche questa impostazione”.

“Il Governo italiano non ha ancora una politica per affrontare il rischio climatico – aggiunge Zanchini – da pochi giorni e in ritardo rispetto a quanto previsto dalla Commissione Europea, è stato approvato un documento di obiettivi generali con la strategia nazionale di adattamento al clima mentre ancora nulla si sta muovendo per arrivare all’approvazione del piano nazionale, ossia lo strumento che dovrebbe finalmente permettere di passare dagli obiettivi generali agli interventi concreti utilizzando anche la spesa dei fondi europei da parte delle Regioni che, ricordiamolo, nella programmazione 2014-2020 sono rilevanti per questo tipo di interventi, ma che rischiano, in assenza di chiari obiettivi e di una attenta regia di rimanere inutilizzati”.