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Città Metropolitana e Province, venerdì gli “stati generali” della Liguria. L’allarme: “Da 1 gennaio a rischio i servizi”

Genova. Una sorta di “Stati Generali” della Liguria, con presenza dei lavoratori interessati alla vertenza legata al riordino di Città Metropolitana, Province e Comuni: l’appuntamento è per venerdì 5 novembre nella sede del consiglio regionale. “Finalmente Regione, Province, Comuni capoluogo si confronteranno, davanti agli altri rappresentanti della Comunità locale, per individuare soluzioni condivise ai problemi aperti dall’attuazione legge”, spiegano i sindacati della Funzione Pubblica in una nota unitaria. Al centro i tagli previsti, “che rischiano di affossare già a partire dal prossimo anno, il sistema di servizi dell’intera comunità ligure, a cominciare da quelli di Province e Città Metropolitana”.

Le Organizzazioni sindacali hanno nel frattempo ottenuto dai lavoratori il mandato a dichiarare lo stato di agitazione “per la gravissima preoccupazione sul futuro dei servizi effettuati e dei relativi posti di lavoro”: assemblee già svolte a Savona, Imperia e La Spezia, e a Genova nei prossimi giorni.

“La Legge 56 prevede il trasferimento di tutto il personale della Provincia di Genova alla Città Metropolitana, il personale trasferito dalle altre Province mantiene la posizione giuridica ed economica – rivendicano i sindacati – la responsabilità di adempiere a tale impegno, pur nella consapevolezza della scarsità di risorse, spetta in solido all’intera pubblica amministrazione ligure. Noi da tempo siamo più che disponibili ad allocare in modo più efficace ed efficiente risorse e funzioni”.

Se invece “si scoprisse che ormai è troppo tardi per trovare soluzioni coerenti e sostenibili sarà chiesto a Province e Comuni di fare un passo indietro e riconoscere alla Regione di individuare quale soluzione temporanea l’acquisizione di tutto il personale non legato alle funzioni fondamentali, con le relative risorse”, fanno sapere Cigl, Cisl e Uil di categoria.

Intanto oggi il sindaco della Città Metropolitana, Marco Doria ha tracciato i due modelli di Città metropolitana possibili, uno più ‘pesante’ e l’altro più ‘leggero’, il primo sollecitato da una parte dai sindaci del territorio, dall’altra le recentissime novità che provengono da Roma, che sembrano invece portare a un modello del secondo tipo.

“Il primo modello – ha osservato il sindaco nel corso del consiglio metropolitano di oggi – è quello delineato dalla vigente legge Del Rio, che ha disegnato le Città metropolitane come enti che, pur cambiando natura e diventando ‘di secondo livello’, ovvero con organi politici non eletti dai cittadini ma espressione dei comuni del territorio, ereditano tutte le funzioni operative delle vecchie Province, con le risorse di personale
invariate, e a queste funzioni aggiungono nuovi compiti di pianificazione generale di area vasta: e questo è il modello che i 67 sindaci del territorio si aspettano; il secondo modello, al contrario, in contrasto con la legge De Rio e delineato dal cosiddetto ‘emendamento Bressa’ (che prevede la riduzione del 30% del personale delle Province che stanno trasformandosi in Città metropolitane) assegnerebbe ai nuovi enti prevalentemente le nuove funzioni di pianificazione generale di area vasta previste dalla Del Rio, cedendo ai Comuni le funzioni più strettamente operative, e le risorse umane ad esse dedicate”.

L’emendamento presentato dal governo (Gianclaudio Bressa, Pd, è sottosegretario agli affari regionali) alla legge di stabilità in discussione al Senato prevede la riduzione del 30% dei dipendenti delle Città metropolitane rispetto ai dipendenti delle attuali Province: per la Provincia di Genova sarebbero circa 250 persone in meno: in parte uscirebbero con pensionamenti da attuarsi con le regole pre-riforma Fornero, in parte invece con trasferimenti a Regioni, Comuni e sedi periferiche di amministrazioni centrali dello Stato: uffici giudiziari, università, agenzie ed enti pubblici non economici.