Alluvione, il Bisagno nel dossier di Italia Nostra: scolmatore a monte, no a centri commerciali e box - Genova 24
Cronaca

Alluvione, il Bisagno nel dossier di Italia Nostra: scolmatore a monte, no a centri commerciali e box

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Genova. “Bisagno mai più”, un dossier di oltre 30 pagine firmato Italia Nostra per mettere nero su bianco gli interventi necessari nei prossimi anni “per frenare l’impatto devastante delle alluvioni provocate in una larga parte dal torrente”. Dal 1970 all’ultima, quella del 9 ottobre scorso, che ha provocato la morte di Luciano Campanella, una serie di date che potrebbe allungarsi se non si trovano soluzione urgenti e idonee. Ci prova l’associazione ambientalista con il dossier reso pubblico oggi a palazzo Ducale.

Il documento prende le mosse da una constatazione: “ancora una volta, lo scorso 9 ottobre, il Bisagno è straripato in seguito a una violenta precipitazione, e ha seminato distruzione in una vasta parte della città di Genova, causando danni ingenti, terrore e anche una vittima”, spiega Italia Nostra.

Senza intervenire “né sulle responsabilità storiche dell’attuale situazione di dissesto idrogeologico dell’intera città di Genova e in particolare della valle del Bisagno, né sull’inerzia o insufficiente efficacia dell’azione dei vari soggetti pubblici competenti in materia di cura del territorio e prevenzione di eventi alluvionali e neppure sul palleggio di responsabilità fra enti seguito al disastro del 9 ottobre, tutti elementi che pure meriterebbero di essere chiariti£, ma raccogliendo i dati e le informazioni disponibili con l’intento di chiarire alcuni aspetti e indicare alcune soluzioni “indispensabili per ricondurre entro limiti accettabili i gravi rischi che attualmente corre una parte troppo consistente dei cittadini genovesi”.

I dati: le portate di piena del torrente, (alluvioni del 1970, 1993, 2011 e 2014) hanno superato tutte il valore della portata che poteva essere smaltita dall’attuale copertura del Bisagno al suo ingresso a Brignole. Di qui un passaggio all’approccio statistico e non più deterministico sulla portata di piena (che prima del ’70 era associata un tempo di ritorno duecentennale). Altro punto fondamentale: passare, in termini di solida cultura del rischio, dalla “messa in sicurezza”, al più corretto “riduzione dei rischi ad un livello accettabile’.

“Il valore della portata di piena che eccede quella accettata dalla copertura del Bisagno, da Brignole alla Foce, deve essere in qualche modo smaltita diversamente – suggerisce l’associazione – ad esempio attraverso uno scolmatore situato a monte”.

E se nel 2007 si pensava ad un’opera strutturale unica, lo “scolmatore del Bisagno”,con presa alla Sciorba e sbocco in Corso Italia, e allacciamenti intermedi ai rii Fereggiano, Rovare e Noce, dopo l’alluvione del 2011, sia per l’estrema difficoltà a reperire i finanziamenti necessari, sia per l’evidente necessità di dare una risposta urgente a seguito delle devastazioni del Fereggiano, nel 2013 è stato modificato il progetto iniziale, proponendo due canali paralleli distinti: lo scolmatore del Fereggiano e quello del Bisagno, due distinti lotti funzionali, anche in quanto a tempi di realizzazione.

“Ma – sottolinea Italia Nostra – c’è un fatto molto preoccupante: nel nuovo PUC del Comune di Genova viene menzionato solo lo scolmatore del Fereggiano, mentre quello del Bisagno viene ignorato completamente. Dalle informazioni disponibili non è ben chiaro se, nei due casi, le soluzioni presentano prestazioni complessivamente equivalenti: questo rappresenta un elemento di scelta determinante per un’opera che avrà tempi di realizzazione assai lunghi, oltre 10 anni, e che dovrà essere efficace per molti decenni a venire”.

Inoltre l’esame della sequenza degli eventi alluvionali del Bisagno sembra dimostrare che, a causa probabilmente dei cambiamenti climatici, frequenza ed impulsività dei fenomeni estremi stanno crescendo negli ultimi decenni.

Lo scolmatore del Bisagno “è di assoluta importanza ai fini della riduzione dei rischi del bacino del torrente” ma deve “essere dimensionato correttamente e con margini adeguati: la lungimiranza è quindi una necessità, non un optional”. Così come sarà necessario dedicare agli interventi strutturali di protezione del territorio e di prevenzione dei rischi un’ analisi accurata al più presto.

Nell’immediato – conclude l’associazione – sarà necessario “evitare di aggiungere nuovi insediamenti (centri commerciali e residenziali, box ecc.) che possano peggiorare la situazione attuale non solo in tutte le aree esondabili, ma, più in generale, in tutto un territorio che ha raggiunto e superato il limite di accettabilità dal punto di vista dei rischi alluvionali”.

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