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Sciopero della Cgil, Bosco in piazza Caricamento: “Non pensino di esportare qui il metodo Renzi” fotogallery

Genova. Agg.h.13.11. Alle 12.40 si è conclusa in piazza Caricamento la manifestazione della Cgil, che ha visto sfilare per le vie di Genova 4 cortei. “Non pensino di esportare anche a Genova il metodo Renzi perché ci troveranno in piazza”. Con queste parole il segretario generale della Cgil di Genova Ivano Bosco ha chiuso il comizio al termine del corteo della Cgil a Genova. “Job act e stabilità sono un attacco al mondo del lavoro – ha concluso – pensati da gente che parla ma non ha mai lavorato”.

Sciopero generale Cgil a Genova

Agg.h.11.33. I cortei stanno marciando in direzione Caricamento e il traffico è in tilt.

La Cgil è scesa in piazza contro il Job act e la Legge di Stabilità e Genova è paralizzata dai quattro cortei, che sono ora partiti per confluire tutti in piazza Caricamento per il comizio conclusivo. Il primo spezzone è partito da piazza Massena a Cornigliano e sfilerà per via Pieragostini, via Pacinotti poi Sampierdarema (piazza Montano e via Cantore) per arrivare in centro per via Buozzi, via Gramsci e raggiungere Caricamento. Il secondo dal varco di ponte Etiopia in Lungomare Canepa per percorrere via Balleydier, via Milano, via Buozzi e via Gramsci.

Il terzo coinvolge le vie del centro da piazza Corvetto a piazza Portello, poi largo Zecca, via delle Fontane, via Gramsci e Caricamento. Il quarto è partito da piazzale Kennedy e raggiungerà piazza Caricamento attraverso via Brigate Partigiane, corso A. Saffi e via Quadrio.

Tra le motivazioni della protesta, il rifiuto al confronto da parte del Governo con le Organizzazioni sindacali sulla legge di stabilità, i contenuti recessivi della stessa, le misure penalizzanti per gli enti locali che si tradurranno o in un ulteriore spesa per i cittadini o in un taglio dei servizi, i tagli allo stato sociale, le norme introdotte relative al TFR ed ai fondi pensione.

“Non si prevedono misure destinate al rilancio dell’economia e allo sviluppo di politiche industriali. Non si affronta il vero problema di questo paese: la creazione di posti di lavoro, il tutto si riduce ad un intervento teso a limitare i diritti dei lavoratori. Non diminuiscono le tipologie di contratto, vera e propria origine della precarietà e gli stanziamenti per gli ammortizzatori sociali non tengono conto della drammaticità della situazione. Nulla si prevede per una rivalutazione delle pensioni – spiega la Cgil – Nella nostra città e nella nostra provincia non si contano più le aziende che quotidianamente scompaiono e sono sempre più numerose quelle dove i lavoratori lottano per la salvaguardia del posto. Si tratta di situazioni locali, ma anche situazioni derivanti da scelte nazionali sbagliate che penalizzano il nostro tessuto produttivo”.