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Primarie regionali, Orlando: “Pd scelga tra conservazione e chi ci ha voltato spalle” fotogallery

Genova. “Dal messaggio che diamo oggi decideremo che blocco sociale costruire. Ci possiamo rivolgere alla rendita oppure alle imprese, a rassicurare gli interessi di questa regione o a quel proletariato urbano giovanile che alle ultime elezioni politiche ci ha voltato le spalle e ha votato per il Movimento Cinque Stelle. Tutto dipende dalla nostra proposta politica. Recuperare un po’ di conservazione e rendita o far irrompere un pezzo di società che ci ha voltato le spalle”.

Il ministro della giustizia e dirigente del partito ligure Andrea Orlando ha chiuso così l’intervento dal palco della conferenza programmatica del Partito Democratico ligure, un confronto incentrato sul tema del dissesto ma anche un’occasione di faccia a faccia per i candidati alle primarie per le prossime elezioni regionali.

Il suo è un elenco programmatico di cosa da fare e di errori da non ripetere a cominciare proprio dalle liti interne al partito sulle primarie: “Avremmo dovuto dare un messaggio che doveva essere una trama comune per blindare alcuni concetti. La discussione si è inceppata su date e regole e poco su questi temi. Spero che il passaggio di oggi che la discussione di oggi consentita di capire che la dialettica tra ‘foyer’ e ‘bocciofile’ – ha detto il ministro sferzando entrambi i principali candidati Sergio Cofferati e Raffaella Paita – e tra palazzo e territorio non è in grado di comprendere la complessità della sfida che abbiamo davanti”.

Orlando, riferendosi alla situazione attuale che vede la Liguria “ormai piuttosto marginale dopo la grande crisi delle partecipazioni statati e la crisi del 2008” ha aggiunto che “la riflessione da fare è se la strategia utilizzata per uscire dalla prima delle due crisi, che è stata quella di assecondare i processi di chiusura solo attraverso interventi di carattere infrastrutturale, sia ancora attuale e realistica” soprattutto “considerando la sproporzione tra costi e benefici”.

“Non possiamo andare avanti lungo una strada solo perché l’abbiamo già percorsa”, ha detto Orlando a cui a più riprese negli scorsi mesi i dirigenti del partito hanno chiesto invano di candidarsi alla presidenza della Liguria. “Al primo punto del programma delle primarie ci deve essere la difesa della presenza industriale in Liguria e su alcune partite lo Stato deve giocare un ruolo importante”.

Altro tema centrale è mantenere “un’attenzione forte rispetto alla criminalità organizzata sul territorio” perché “avevamo segnalato il problema e le inchieste ci hanno dato ragione”. Con la crisi del 2008 inoltre si è accentuato in Liguria il tema della povertà che deve oggi “essere al centro della sfida”. Cruciale anche la questione della partecipazione al voto: “La gente va meno a votare perché c’è stato un crollo della credibilità delle istituzioni. Ma il voto, anche quello delle primarie non risolve la questione della partecipazione”.

“Non basta girare sui territori e parlare con sindaci, ma bisogna agire sulla partecipazione attiva anche di quelli che a votare non vanno”. Il ministro h sottolineato il divorzio tra cultura e politica: “La politica è sempre più impegnata nella ricerca del consenso e spende sempre meno tempo per studiare e approfondire. Avremmo potuto essere la regione che con più determinazione affrontava tema green economy, che significa utilizzare le risorse in modo parsimonioso”.

Ma green economy per Orlando non è un’alternativa allo sviluppo: “E’ un’altra idea di sviluppo. La mia proposta di legge sul consumo del suolo – ha ricordato – è ferma in Parlamento perché è rimasta otto mesi ferma alla conferenza Stato-Regioni perché ad eccezione della Toscana nessuno vuole rinunciare alleva urbanistica”.

E l’uscita dalla crisi “non può passare attraverso nuova edilizia ma deve ripassare da una rigenerazione urbana a partire da un intervento per trasformare le periferie. Ma gli oneri di urbanizzazione non possono essere utilizzati per fare i bilanci e finanziare la spesa corrente”.