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Maltempo, i numeri della perturbazione: oltre 300 mm di pioggia, vento a 120 km/h e 20 mila fulmini

Liguria. La parentesi soleggiata di questi due giorni, con i raggi che hanno illuminato la prima neve caduta sulle cime alpine, non fa dimenticare la prima perturbazione di novembre, accompagnata da vento, fulmini, mareggiata, temporali e piogge diffuse.

Una perturbazione differente dagli isolati, ma tragici, temporali organizzati e stazionari che a ottobre hanno portato all’esondazione di vari torrenti in provincia di Genova, fra cui il Bisagno. I temporali per la particolare conformazione del territorio ligure, dove i bacini dei torrenti sono molto piccoli (qualche chilometro quadrato), sono una delle manifestazioni meteo potenzialmente più pericolose per l’incolumità di persone e cose.

Una delle differenze fra i temporali dei giorni scorsi e quelli del 9-10 ottobre riguarda la stazionarietà, correttamente prevista in entrambe le occasioni: presente nei fenomeni di ottobre, assente in questi di novembre.
Il 9 ottobre la centralina di Genova Geirato ha misurato 141 mm/h, mentre il record italiano sui 60 minuti rimane quello del pluviometro di Vicomorasso, a Sant’Olcese, dove il 4 novembre 2011 caddero 181 mm di pioggia in un’ora, ossia 181 litri d’acqua per metro quadrato di terreno.

Dalle 12 del 3 novembre alle 18 del 6 novembre, in 78 ore, sono caduti oltre 300 millimetri di pioggia su queste centraline: Cabanne Ge 346,2, Barbagelata Ge 342,8.

Tanto rispetto alla media climatologica dell’intero mese di ottobre e novembre nel periodo 1961-2010, ma relativamente poco rispetto a quanto può cadere in un singolo giorno negli eventi alluvionali: il 9 ottobre 2014 su Genova Geirato sono caduti 396 mm; il 4 novembre 2011 su Vicomorasso 466 mm; fra il 25 e il 26 ottobre 2011, a Brugnato, addirittura 539 mm. Massimo italiano sulle 24 ore rimane però quello del 7 ottobre 1970 a Genova, quando si sfiorarono i 950 mm di pioggia in un giorno.

Il vento invece ha soffiato incessantemente dai quadranti meridionali, responsabile della mareggiata che ha investito le coste più esposte. Non si sono raggiunti i livelli record regionali (180 km/h misurati a Giacopiane il 7 febbraio 2012 e il 5 aprile 2005), ma le raffiche di punta, concentrate nella serata di martedì 4, sono comunque tutte superiori ai 120 km/h.

Diretta conseguenza dell’azione dei venti (in particolare del Libeccio dalle Baleari e dello Scirocco dal Tirreno verso il Mar Ligure), il mare è andato crescendo, fino a toccare lo stato di “molto agitato”. Le onde più importanti sono state misurate dalla boa di Capo Mele all’una della notte di mercoledì 5 novembre: 8,7 m l’altezza dell’onda massima, 4,7 m l’altezza dell’onda significativa e quasi 10 secondi il periodo medio, cioè l’intervallo di tempo fra una cresta e la successiva (il periodo lungo caratterizza le potenti onde oceaniche).

L’attività di fulminazione accompagna quella temporalesca: dal 3 al 6 novembre i fulmini misurati dal sistema di antenne gestito dall’aeronautica Militare sopra il bacino del Mar Ligure sono stati poco meno di 20.000. Ma il 9 e il 10 ottobre sono stati più del doppio, quasi 45.000.

A seguito delle piogge, poi, alcuni corsi d’acqua del Ponente (Roja, Nervia, Argentina e Centa), del Levante (Entella e Magra) e dell’entroterra di Ponente (Orba e Stura) hanno raggiunto livelli idrici ragguardevoli, prossimi in alcuni casi all’esondazione. Tuttavia, questa volta i picchi sono transitati all’interno dell’alveo senza causare esondazioni segnalate dagli idrometri liguri. Gli allagamenti si sono verificati principalmente ad opera dell’Aulella, affluente del Magra in territorio toscano, e del Parmignola, al confine tra Liguria e Toscana.