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Genova, escort in cambio di appalti. Il gip: “Sesso pagato dai Mamone”

Genova. Nell’ordinanza di custodia cautelare che ha portato in carcere il dirigente di Amiu Corrado Grondona e sei imprenditori ci sono decine di intercettazioni telefoniche e ambientali che raccontano come Corrado Grondona usufruisse di prestazioni sessuali con escort pagate dai fratelli Gino e Vincenzo Mamone, fatto confermato anche da alcune delle escort sentite nel corso delle indagini.

“A quella cena – racconta una di loro riferendosi a un appuntamento che si tenne in un ristorante di Novi Ligure nel basso Piemonte nel 2012 – parteciparono sicuramente Corrado Grondona, Vincenzo Mamone, la ragazza di Milano di nome Nicole. In tale occasione abbiamo cenato in una sala riservata e ci siamo trattenuti a fare sesso in quella stessa sala. Anche in quest’occasione sono stata pagata da Vincenzo Mamone, il quale mi ha dato anche per questa serata 200 euro in contanti”.

Dopo un altro incontro ‘hot’ tenutosi in un altro locale a Tortona in provincia di Alessandria il 31 gennaio 2013, “Grondona – scrive il gip nell’ordinanza – telefonava la mattina presto a Vincenzo Mamone per ringraziarlo”, poi mandava un sms a un amico con scritto “Jennifer e Laura… ohhhh!!” per poi “telefonargli impaziente di raccontargli le performances della sera precedente”. A dimostrazione che l’organizzazione delle serate “da parte dei fratelli Mamone fosse funzionale all’ottenimento di favori da parte del Grondona” c’è anche una telefonata tra Vincenzo Mamone e una della escort, la mattina dopo uno degli incontri, in cui l’imprenditore dice alla ragazza: “Per me è un lavoro! Ed io faccio il mio lavoro in questo momento come lavori tu lavoro anch’io”. In un’altra telefonata tra Gino Mamone e un imprenditore Giorgio Alberti, presidente del cda della Riscupoil, Mamone si offre di intercedere per lui con Grondona. “Guarda che… ti dico una cosa: io ce l’ho per i coglioni. Qualsiasi cosa hai bisogno…”.