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Carige, 75 milioni tra case e gioielli: nuova ondata di sequestri. Nel mirino anche la villa di Berneschi

Genova. Nuovi sviluppi sulla vicenda Carige. I militari del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Genova in esecuzione di un provvedimento di sequestro preventivo, emesso dal G.I.P. del Tribunale di Genova, Adriana Petri, nei confronti di Giovanni Berneschi, ex Presidente della Banca Carige Spa, di alti dirigenti della società fiduciaria della banca ligure, la Centro Fiduciario S.p.A., e di professionisti e imprenditori immobiliari, tutti già destinatari di ordinanze di custodia cautelare nei mesi scorsi, hanno rinvenuto e sequestrato beni immobili, disponibilità finanziarie ed oggetti preziosi per un valore complessivo di oltre 29 milioni di euro.

In particolare, sono stati sottoposti a sequestro 47 unità immobiliari, fra cui la villa sita di Ortonovo della famiglia Berneschi, intestate a Umberta Letizia Rotondo, moglie di Berneschi e 7 unità immobiliari intestato allo stesso Berneschi, al quale sono stati sequestrati orologi e oggetti preziosi per un valore di 234 mila euro. Sono state inoltre sequestrate 27 unità immobiliari di Antonio Cipollina e Gian Marco Grosso, rispettivamente ex direttore e vice direttore del Centro Fiduciario, valuta e titoli per complessivi 1,7 milioni di euro. Le indagini svolte hanno consentito, inoltre, di rintracciare ulteriori beni di alcuni degli indagati che erano riusciti a sfuggire ai precedenti sequestri eseguiti dalle fiamme gialle genovesi.

In particolare sono state sequestrate 138 unità immobiliari, facenti parte di un unico complesso di Padova, per un valore complessivo superiore a 21 milioni di euro, riconducibili all’immobiliarista Ernesto Cavallini, nonché gioielli e oggetti preziosi dell’avvocato svizzero Enderlin, per un valore complessivo stimato in 600 mila euro.

Le indagini della Guardia di Finanza di Genova, coordinate dal Procuratore Aggiunto, Nicola Piacente, e dal Sostituto Procuratore, Silvio Franz, che avevano condotto all’arresto di 12 indagati, fra cui lo stesso Berneschi, avevano consentito di scoprire l’indebita appropriazione di cospicui fondi aziendali, mediante distrazione di ingenti somme di denaro dalla cassa della società assicurativa del Gruppo Carige, attraverso acquisizioni, in forma diretta o indiretta, di immobili e partecipazioni societarie sopravvalutati, al fine di giustificare l’esborso di somme di denaro sproporzionate rispetto ai reali valori dei beni oggetto di compravendita.

Con la determinante mediazione di un noto avvocato svizzero, Davide Enderlin, parte dei proventi delle attività illecite erano successivamente stati impiegati in un importante investimento immobiliare in Svizzera, i cui effettivi titolari risultavano essere proprio i massimi vertici pro tempore dell’istituto di credito. Il secondo filone di indagini aveva svelato una opaca gestione di pratiche finanziarie, riguardanti capitali talvolta di provenienza illecita e riconducibili, fra gli altri, anche a Berneschi, da parte della società Centro Fiduciario. I vertici di quest’ultimo si erano resi responsabili di una serie di condotte illecite finalizzate alla sistematica manomissione, sostituzione ed occultamento di documentazione della società fiduciaria, allo scopo di impedire che alcune operazioni finanziarie effettuate da facoltosi clienti finissero sotto l’esame degli ispettori della Banca d’Italia e dell’Unità di Informazione Finanziaria, durante le operazioni ispettive nei confronti della fiduciaria, ostacolandone l’attività di vigilanza.
Tra le operazioni oggetto di omissione informativa ed occultamento di documentazione, quelle relative ai rapporti fiduciari accesi a nome di Giovanni Berneschi e dei suoi familiari, in cui erano confluiti oltre 13 milioni di euro detenuti in Svizzera in violazione delle norme sul monitoraggio fiscale. Con quest’ultima tornata di sequestri, il valore complessivo dei beni finora assoggettati a vincolo cautelare ammonta a oltre 75 milioni di euro.