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Amt, è muro contro muro. Sindacati: “Patrimonializzazione, condizione imprescindibile”

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Genova. “E’ inaccettabile che il Comune di Genova voglia mettere 600 mila genovesi contro i tranvieri dando dei privilegiati a chi guadagna 1.300 euro al mese e dicendo che i soldi servono per l’alluvione perché se è vero che piove di più è anche vero che in tutti questi anni le istituzioni non hanno fatto nulla per mettere in sicurezza il territorio”.

I sindacati riassumono così il muro contro muro che si è creato tra il Comune di Genova, azionista al 100% di Amt, e i lavoratori del trasporto pubblico genovese in una conferenza stampa convocata da Filt-Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti, Faisa-Cisal e Ugl. “E’ stato il Comune a dare la disdetta dei contratti integrativi a 15 giorni dall’alluvione. Che cosa pensava il sindaco? Che i tranvieri lo avrebbero ringraziato?” dicono.

Ora, dopo lo sciopero di quattro ore di martedì e la manifestazione a palazzo Tursi con l’interruzione del consiglio comunale, i sindacati ribadiscono che la condizione imprescindibile per risedersi a un tavolo di trattativa è la volontà del Comune di patrimonializzare l’azienda e la discussione sugli integrativi dovrà essere solo l’ultimo di una serie di punti all’ordine del giorno: “La patrimonializzazione è la condizione per garantire che Amt parteciperà alla gara per il bacino unico regionale dei trasporti, gara a cui secondo noi il Comune di Genova non vuole partecipare” dicono i sindacati che giudicano anche “antidemocratica” la scelta di Tursi di ‘blindare’ il palazzo con cordoni di forze dell’ordine.

“Se martedì anziché 300 fossimo stati in 700-800 – denunciano – sarebbero potuti scoppiare disordini quando il nostro obiettivo era solo essere ascoltati”. Ora i sindacati studiano le prossime mosse: niente sciopero dei bus fino a gennaio visto che il 12 dicembre lo sciopero generale indetto da Cgil e Uil porterà già a uno stop di 8 ore e, con il periodo di garanzia che la legge impone per le festività, un ulteriore sciopero non potrà essere indetto fino all’8 gennaio.

“Ma se non ci sarà un tavolo o se verrà ripresentata a fine dicembre la disdetta degli integrativi le forme di lotta ci saranno” con conseguenze inevitabili sul servizio: “Gli integrativi – spiegano i sindacati – prevedono per esempio il cosiddetto ‘cambio in linea’, che consente che a fine turno l’autista anziché riportare il bus vuoto in rimessa sia raggiunto dal collega che ne prende la guida. Senza gli integrativi quindi il servizio subirà un rallentamento evidente”. Dopo anni di accordi “a dare” (così li definiscono i sindacati), ora i tranvieri non sembrano più disposti “pagare le scelte scellerate e i ritardi della politica”.