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Cronaca

Alluvione, Doria in Senato: “Genova pesantemente ferita. Servono opere e cultura di protezione civile”

Alluvione Genova: sabato

Genova. Prevenzione, messa in sicurezza, consapevolezza delle fragilità del sistema, aiuto immediato alla popolazione e agli imprenditori, e nel frattempo “un’efficiente azione di protezione civile e’ essenziale”.

Il sindaco Marco Doria, in audizione alle Commissioni Ambiente e Lavori pubblici del Senato sui danni delle alluvioni delle ultime settimane (audizione saltata due volte, la prima per mancanza di tempo, la seconda invece a causa del maltempo), traccia il quadro di quanto è successo dal 9 ottobre a oggi, mettendo davanti anche le necessità del futuro: interventi fondamentali, “che se finanziati richiederanno un po’ di tempo”.

Prima però l’appello per la città e la popolazione di Genova “pesantemente ferite dagli eventi di un mese fa che poi, con modalità diverse e sempre gravi, si sono ripetute pochi giorni fa. Ed è importante che voi ascoltiate la loro voce. Siamo in piena emergenza dissesto idrogeologico in tante parti del paese, e a Genova questo fenomeno è particolarmente evidente – ha sottolineato – il terreno è completamente imbevuto, non tiene più, è saturo e l’acqua scende velocemente verso il basso”.

Quindi gli interventi necessari: “Dobbiamo immaginare opere significative di ingegneria idraulica, non basta tenere pulito
l’alveo facendo in modo che la lavatrice che qualche maleducato ha buttato sia tolta o tagliando i rami”. Prioritari “la copertura e lo scolmatore del Bisagno e lo scolmatore del Ferreggiano”. Il primo per portare “la portata da 650 millimetri al secondo, ad un livello simile a quello della piena dei giorni scorsi”, che ha raggiunto i mille millimetri al secondo, e per cui vanno trovate le risorse per il terzo lotto dei lavori.

Per il Ferreggiano gli interventi sono finanziati: “Abbiamo fatto i progetti esecutivi e le procedure di gara sono in svolgimento”, ha detto il sindaco. “Va poi fatto un ragionamento sul recupero delle aree interne – ha aggiunto il sindaco, perché nel caso delle vallate “si deve parlare di abbandono del territorio”.

Poi, come ribadito ieri anche dall’assessore Gianni Crivello “Immaginando che saremo costretti a convivere con una situazione di criticità, dobbiamo sviluppare una cultura della protezione civile”.

Quella che è mancata il 9 ottobre, quando “C’è stato il buco previsionale. L’allerta non era stata data. Si era parlato di significative precipitazioni e di attenuazione nelle ore serali. Il Comune non ha reagito come se si trattasse di allerta, ma non è nemmeno stato a guardare perché in presenza di piogge copiose avevamo contattato i dirigenti delle scuole per allertarli. E la polizia municipale ha monitorato gli istituti. Nel tardo pomeriggio ha poi smesso di piovere quindi agli occhi miei come di tutti, sembrava che le previsioni senza allerta fossero confermate. Per cui sono andato alla prima del teatro di cui sono presidente, era un mio dovere andarci. Le piogge sono ripartite alle 22 e il sistema di protezione civile era assolutamente impreparato”.

Al contrario sabato, c’era un’allerta 2 e “il territorio è stato presidiato, eravamo presenti e la città era semideserta”. Il sindaco ha sottolineato l'”importanza delle segnalazioni e della cultura della convivenza con situazioni potenzialmente rischiose. Dobbiamo essere capaci di mandare dei messaggi di autoprotezione, senza l’effetto di annuncio di tragedia imminente con conseguente panico”.