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Quota96, insegnanti incatenate a Genova: “Prigionieri di un errore, liberando noi spazio ai precari” foto

Genova. “E’ un’esasperazione dopo anni di lavoro e fatica per raggiungere l’obiettivo siamo arrivati a questo”. Michela Taibi ed Elisa Sala Marietti, 40 anni di servizio a scuola l’una e 38 l’altra, a 62 anni mostrano le catene con cui si sono “imprigionate” davanti al provveditorato agli studi di via Assarotti a Genova. Una protesta nemmeno troppo simbolica: i così detti quota 96, di cui le insegnanti Michela ed Elisa fanno parte (insieme ad altri 3998 colleghi sparsi in tutta Italia), si sentono ostaggi, “prigionieri del Governo”, che quest’estate li ha beffati, facendo allontanare ancora una volta la pensione.

quota 96

Tutto è nato dalla riforma Fornero, raccontano, che ha fatto terminare l’anno scolastico il 31 dicembre e non più il 31 agosto, la data che rendeva possibile andare in pensione il 1 settembre.

“Va chiarito, non stiamo lottando contro la legge in sé, che è quella che è – sottolinea Michela Taibi – vogliamo che sia corretto un errore che la Fornero stessa ha riconosciuto come dovuto alla fretta”.

E la correzione quest’estate era arrivata sotto forma di emendamento, passato per tre commissioni, e poi anche alla Camera. Erano i primi di agosto e per i Quota96 finiti nel limbo della riforma, bloccati come gli esodati, si intravedeva di nuovo la speranza. “Invece pochi giorni dopo hanno stracciato il nostro emendamento, una cosa inaudita, il governo si era impegnato. Qualcuno ha mandato la ragioneria di stato che ha dichiarato che non c’erano le coperture ma è chiaro, è stato tutto un pretesto. Primo perché si tratta di una cifra irrisoria e inoltre, consentendo a noi di uscire, entrerebbero altrettanti precari a stipendio più basso”.

In Italia i Quota96 sono 4000, il numero genovese resta però un mistero, data la difficoltà di reperire dati dal Miur. E’ “Il Pasticciaccio brutto di Quota96”, il libro preparato dal Comitato, che raccoglie le tappe di “questa ingiustizia”, distribuito anche oggi nel presidio-protesta genovese. Si tratta di insegnanti che avrebbero maturato i requisiti per poter andare in pensione ma che non possono farlo per una serie di errori legislativi e burocratici (a partire dalla legge Fornero che non ha tenuto conto della particolarità dell’anno scolastico) e che li costringono a proseguire la loro carriera lavorativa. Nonostante l’età, come il caso di Elisa: “Io ho 62 anni lavoro in una scuola primaria di infanzia, tutti i giorni con bambini di 3 anni”.