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Genova, torna il Festival della Scienza: al centro il tempo, al via la dodicesima edizione

Genova. “Il tema di quest’anno è il tempo – ha detto il direttore del Festival della Scienza, Vittorio Bo – E noi vogliamo andare oltre il tempo. Il futuro è la scommessa più ardita, e quella del Festival è vedere che ogni anno si rinnova”. La dodicesima edizione del Festival della Scienza è partita, in una Sala del Maggior Consiglio di Palazzo Ducale gremita.

Era presente il sindaco di Genova, Marco Doria. “La città è stata appena colpita da eventi pesanti – ha detto – ma dimostra continuamente la capacità di risollevare la testa. Dobbiamo essere grati verso chi, anno dopo anno riesce sempre a stupirci e a unire le generazioni”, ha aggiunto l’assessore all’istruzione della Regione Liguria, Sergio Rossetti.

Alessandro Leto del MIUR, il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, ha letto una lettera del ministro Stefania Giannini. “Dopo tante edizioni di grande respiro internazionale, ma costruite e gestite in chiave locale, sarebbe bello immaginare un nuovo percorso che associ alla tradizionale edizione genovese del Festival nuove iniziative in altre città e magari all’estero, coinvolgendo nuovi Partner per consentire ad un numero sempre maggiore di persone di fruire della straordinaria piattaforma di conoscenze scientifiche che ogni anno riuscite a proporre. Per questa sfida potete considerare il Ministero al vostro fianco”.

“Abbiamo sempre creduto nel Festival e continueremo a farlo. Nel paese c’è bisogno di far crescere le teste”, ha detto Stefano delle Piane della Compagnia di San Paolo. “La divulgazione è importantissima – ha continuato Alessandro Bastoni di Telecom Italia – Da oggi trasmetteremo su internet gli eventi più importanti del Festival, per consentire a tutti di seguirci”.

Prima della lectio magistralis di Serge Haroche, si è esibita l’Orchestra Cajón. Fondata nel 2012 dai musicisti genovesi Marco Fadda e Marika Pellegrini, è la prima orchestra in Italia a utilizzare questo tipo di percussione, una cassa di legno, simbolo della comunità nera peruviana. Quaranta musicisti di tutte le età, accompagnati da due chitarre elettriche, hanno interpretato “Time” dei Pink Floyd, ritmata con battiti di mani e piedi.

“L’investimento nella cultura è importante e la Francia, il paese ospite di questa edizione del Festival, ne è la dimostrazione”, ha proseguito Manuela Arata, presidente del Festival della Scienza, presentando la lectio magistralis dello scienziato francese Serge Haroche, premio Nobel per la Fisica e direttore del Collège de France. Serge Haroche ha tenuto la prima conferenza del Festival, “Ricerca di base: è tempo di riflessione”. L’importanza della ricerca è stato l’asse portante della sua lezione. «Perché la società, e dunque i cittadini, dovrebbe sostenere le spese della ricerca? A cosa può servire?”. Haroche ha portato gli esempi di numerosi scienziati, da Galileo Galilei ad Albert Einstein, che hanno spiegato con equazioni semplici le leggi della natura. Ha raccontato la scoperta di invenzioni come il radar, la risonanza magnetica e l’orologio atomico, arrivate quando ancora la tecnologia per utilizzarle non era pronta, e nemmeno si sapeva a cosa sarebbero servite.

“Il futuro è incerto, pieno di sfide: abbiamo bisogno di nuove fonti di energia, dobbiamo migliorare la salute e il benessere. Solo grazie alla ricerca scopriremo se altri pianeti sono in grado di sostenere la vita. Purtroppo la tendenza di chi comanda è favorire ricerche a breve termine. Prima dell’innovazione ci vuole una ricerca di base libera, indipendente. La Cina lo ha capito, ma anche da noi la ricerca deve essere protetta e sostenuta. L’Italia è la patria di Galileo Galilei ed Enrico Fermi: spero che il Festival della Scienza possa convincere i politici italiani a proseguire su questa strada”.