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Dal Sudamerica a Genova, “Scacco Matto” ai signori della droga: altri 9 arresti foto

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Agg. h 18.30 E’ stata arrestata questo pomeriggio a Napoli la donna di 48 anni di origine bulgara residente a Roma, su cui pendeva ancora l’ultima ordinanza di custodia cautelare nell’ambito dell’operazione ‘Scacco matto’, che questa mattina ha portato in carcere 7 membri della gang specializzata in traffico internazionale di droga dal Sudamerica all’Italia. Delle nove ordinanze di custodia cautelare emesse dal gip su richiesta del pm della direzione distrettuale antimafia di Genova Alberto Lari, otto sono quindi state eseguite. Il nono destinatario, Tommaso Iacovino, considerato uno delle menti della banda, in quanto residente da tempo in Sudamerica, era stato arrestato un anno e mezzo fa dalla polizia colombiana grazie a un mandato d’arresto internazionale sempre per traffico di droga e si trova attualmente nel carcere di Bogotà. La donna è stata arrestata dai carabinieri del nucleo investigativo di Genova in collaborazione con i militari della compagnia Napoli Stella.

scacco matto, operazione droga

Il porto di Genova crocevia del traffico di stupefacenti dal Sudamerica all’Italia, destinato poi alle organizzazioni criminali più agguerrite. Era questa l’intenzione del sodalizio criminale, con basi oltreoceano e ramificazioni sul territorio nazionale e su cui le forze dell’ordine indagavano da alcuni anni. Un progetto stroncato sul nascere, a cui oggi si aggiungono nuovi tasselli.

Le indagini che hanno portato all’operazione “Scacco Matto” erano infatti iniziate nel 2010 quando arrivò notizia che cartelli sudamericani e soggetti provenienti dagli ambienti della malavita romana, calabrese e napoletana stavano approntando un nuovo canale per l’importazione di ingenti quantità di stupefacenti nel porto di Genova.

Di qui era partita una straordinaria attività investigativa a tutto campo, compreso il monitoraggio di altri porti nazionali e internazionali. Poi nel marzo 2012 il primo carico intercettato: 165 kg di cocaina purissima scaricati a Genova in un container di vini preziosi (la ditta era estranea) proveniente da Santo Domingo e destinati al mercato della capitale. Giro d’affari stimato: 8 milioni di euro. La meta del carico era però la Marina di Sestri Ponente, dove all’alba furono arrestati tre romani, uno dei quali vicino agli ambienti dell’estrema destra, con precedenti, arresti per banda armata e detenzione di materiale esplosivo.

“Il canale interrotto sul nascere – spiega oggi il tenente colonnello Oreste Gargano – doveva alimentare un forte flusso di stupefacenti destinato alle organizzazioni criminali più importanti, tra cui la ‘ndrangheta che ha avamposti importanti proprio in Sudamerica”.

La complessa ed articolata attività investigativa si è conclusa questa mattina con l’esecuzione di una ordinanza di custodia cautelare per traffico internazionale di ingenti quantitativi di stupefacente nei confronti di altri nove soggetti: quattro pregiudicati romani, due calabresi e due napoletani, di cui uno già in carcere a Bogotà in attesa di estradizione. Quest’ultimo, T.I., colpito dall’ordinanza del gip su richiesta del pm della Dda genovese Alberto Lari, è stato arrestato poco più di un anno fa proprio a Bogotà in seguito a un mandato di cattura internazionale e considerato dalla polizia colombiana uomo chiave di ‘Cosa nostra’ per il traffico di stupefacenti. Era già stato colpito da tre ordinanze di custodia cautelare della Dda di Napoli e Salerno.

In America Latina la struttura criminale poteva infatti contare su una solida connessione con organizzazioni criminali locali del cartello del narcotraffico, mantenuta anche grazie alla intermediazione del latitante, in grado di consentire uno stabile e costante approvvigionamento di ingenti quantità di cocaina, una volta individuato uno “scalo sicuro”, Genova appunto, dove far giungere lo stupefacente. Il progetto criminale, una volta consolidato, avrebbe garantito un consistente e stabile flusso di denaro, e nel frattempo si sosteneva economicamente mediante le spedizioni di stupefacenti “via aerea”, occultata in tecnologia o altri metodi “alternativi”.

“In Inghilterra è stato sequestrato 1 kg di cocaina, diretta in Italia, in un monitor di un sistema di videosorveglianza. In Germania la droga, invece, era nelle visiere dei cappellini da baseball”, spiega ancora il tenente colonnello.

Nel gruppo c’era anche una donna bulgara, residente a Roma e attualmente ricercata. “Ha partecipato ad alcune attività finanziando le importazioni, era legata al soggetto napoletano arrestato all’Olgiata a Roma”. Un gruppo composito, dunque, con soggetti stanziati in Colombia che fornivano canali di approvvigionamento sia di piccole quantità (1kg) sia di grandi, ma dal livello purezza elevatissimo. “Parliamo di un minimo di purezza del 75%, una percentuale altissima in confronto a quella del 25% che arriva in Europa dai canali olandesi o albanesi”, conclude Gargano.

Il giro d’affari per i 165 kg era di 8 milioni di euro, ma la prospettiva era molto più ampia. L’enorme quantitativo di droga con un principio attivo molto alto, significa grande valore economico, con alle spalle persone con evidenti capacità economiche e di smercio.